Ci hanno chiamato giustizialisti e manettari, ci hanno accusato di essere eccessivamente rigorosi. Ma in un Paese come il nostro era necessario che una forza politica mettesse nero su bianco che solo chi ha la fedina penale pulita può rappresentare i cittadini nelle istituzioni.

La forza del M5s nasce anche dal disgusto che ha pervaso gli italiani dinanzi alla affermata consuetudine per cui i guai con la giustizia fossero in politica più un motivo di vanto che di ignominia. Con tutti i condizionali del caso e nella giusta presunzione di innocenza, troppo spesso ai cittadini si è dato concreto motivo di pensare che tra l’interesse pubblico e quello privato ci fossero troppe inopportune commistioni. La più grande presunta tangente della storia italiana (1,1 mld) vede protagonista come imputato per corruzione internazionale l’AD di Eni, Claudio Descalzi.

Oltre un miliardo di tangenti sarebbero state pagate da Eni per ottenere un giacimento in Nigeria. Soldi che sarebbero piovuti sui conti correnti di manager, politici e faccendieri e su cui ancora non si è fatta luce. L’avvocato esterno di Eni, Pietro Amara, arrestato nel 2018, nel 2020, racconta di un complotto nel 2015 orchestrato e voluto dai vertici Eni per depistare le indagini milanesi in Nigeria e in Algeria. Nell’ambito dell’inchiesta su questo falso complotto anti Descalzi, secondo il decreto di perquisizione della Gdf del 24 gennaio 2020, entrano diversi personaggi che, a vario titolo, sembrerebbero interessati a proteggere Descalzi. Tra i perquisiti troviamo anche Denis Verdini. Il processo ancora in corso e vedremo come andrà a finire.

L’Eni è sotto inchiesta per corruzione internazionale anche in Congo dove, anche qui, avrebbe distribuito tangenti a politici congolesi e manager italiani. Aggiungiamoci che la moglie di Descalzi, Marie Madeleine Ingoba, secondo i Pm, avrebbe controllato cinque società denominate Petro Service che hanno prestato servizi per l’Eni guidata dal marito tra il 2007 e il 2018, in cambio di 300 milioni di dollari. Mentre nel 2014, sei giorni prima della nomina ad Eni di Descalzi da parte di Renzi, stando alle accuse la signora Ingoba in Descalzi vende la controllante delle 5 società ad Alexander Haly ritenuto dagli inquirenti un prestanome dei coniugi. Tutto da chiarire, certo.

Ma crediamo che quanto fin qui esposto sia più che sufficiente per rendere totalmente irricevibile la riconferma di Descalzi da parte del M5S come AD di Eni. Nomina di un valore enorme, come altre di cui si sta discutendo. Il M5s è padre dell’unica vera legge anti-corruzione che l’Italia si sia data e che, come abbiamo detto, fa del rigore e severità i suoi pilastri. Il nostro capitale politico deve tornare ad essere il rinnovamento che non sta nel far perdurare il potere sempre nelle stesse mani (e questo vale per tutte le nomine in discussione) soffocando, così, merito e qualità.

Le aziende di Stato giocano ruoli determinanti per lo sviluppo del Paese e a noi, al M5s era stato dato un mandato chiaro di discontinuità sia nel merito delle scelte che nel metodo. Da qui l’idea di un appello, aperto a chiunque lo voglia condividere, con il quale chiediamo di bloccare la nomina a qualsiasi livello, di coloro che, sulla base delle nostre regole, non potrebbero neanche essere candidati al consiglio di circoscrizione.

Gianni Perrino
Gianni Leggieri
Carmela Carlucci
Movimento 5 Stelle Basilicata – Consiglio Regionale