È stata pubblicata sulla stampa locale una “Lettera firmata” con la quale si prendono le difese dei cinque sindaci che si sono autocandidati alla carica di presidente del Parco regionale del Vulture alla fine dello scorso settembre. Ci farebbe piacere conoscere i nomi e i cognomi di questi cittadini, se sono anche loro impegnati nei consigli comunali delle loro città, se fanno politica attiva, se sono esperti di ambiente e tutela ambientale. Trincerarsi dietro una generica locuzione “Lettera firmata” è sin troppo facile.

Il momento storico e delicato che stiamo vivendo, anche per le sorti del nostro territorio, impone responsabilità e coraggio. Impone di metterci la faccia. La discussione aperta sia in Consiglio regionale che nel Vulture, tra la gente, non è stata il vezzo di nessuno. La critica e la posizione rigida assunta dai sindaci di Atella, Barile, Rapolla, San Fele e Ruvo del Monte, che si sono autocandidati per guidare il Parco del Vulture, ha prima di tutto riguardato i loro omologhi di Melfi, Rionero e Ripacandida. Lo dicono i verbali della Comunità del Parco e della Prima Commissione Consiliare Affari Istituzionali, dove i sindaci Sarcuno, Valvano e Di Toro hanno espresso un concetto chiaro. La candidatura dei primi cittadini è stata una distonia. Ci saremmo aspettati, dopo la bocciatura in Prima Commissione di queste autocandidature senza requisiti, un passo indietro di tutti e cinque i sindaci. Ciò al fine di velocizzare l’iter amministrativo avviato. Così non è stato e ognuno è bene che si assuma le proprie responsabilità.

Il parere negativo espresso in Prima Commissione una settimana fa è supportato da argomentazioni tecniche, di carattere legale e amministrativo. Parere che ha dichiarato la incompatibilità dei sindaci alla carica di Presidente del Parco e la contestuale inconferibilità dell’incarico con il voto di una maggioranza che va rispettato.

Affermare il contrario dimostra un insano ribaltamento della realtà oltre che irresponsabilità, dato che i ritardi sul funzionamento e la partenza definitiva del Parco non possono essere certo addebitati a chi ha il compito, affidato dalla legge, di vigilare sulle procedure. Farebbero bene i firmatari della lettera ad approfondire meglio la questione e a far comprendere ai sindaci autocandidatisi che il becero protagonismo o peggio i capricci continueranno a danneggiare una delle aree più importanti della Basilicata.

Gianni Leggieri
Carmela Carlucci
Consiglieri Regionali M5S Basilicata