Abbiamo atteso qualche giorno in più per dire la nostra sulle numerose indiscrezioni che si sono susseguite sulla presunta ennesima “riforma” del sistema sanitario regionale lucano. Ebbene sì, la riorganizzazione è solo “presunta” in quanto, al momento, l’unico documento che sta circolando è una striminzita bozza di 8 pagine, priva di relazione accompagnatoria, il cui contenuto appare decisamente discutibile.

La bozza prevede un’Azienda Sanitaria Unica Regionale (ASTUR) e un’Azienda Unica Ospedaliera Regionale (AOUR), con la previsione di un ulteriore DEA di I Iivello individuato in base a maggiori volumi prestazionali in emergenza urgenza degli ultimi tre anni. 

Ovviamente la bozza e le ipotesi ivi contenute di riorganizzazione e accorpamento di aziende sanitarie e ospedali non hanno avuto nessuna preventiva condivisione né nelle commissioni consiliari regionali tanto meno all’interno del Consiglio Regionale: ipotesi che da una prima analisi non appaiono avere alcuna motivazione e giustificazione razionale.

Per quale motivo creare un’unica azienda sanitaria regionale e, al contrario, non procedere semplicemente alla razionalizzazione e semplificazione all’interno delle due aziende sanitarie locali già esistenti (ASP e ASM)? 

Quanto poi alla creazione di un nuovo DEA di I Livello, che si vocifera sarebbe localizzato nel P.O. di Policoro, appare palese che il ricorso ai volumi prestazionali in emergenza-urgenza non basterebbe a giustificarlo, stando ai parametri imposti DM.70/2015. Evidentemente, si è cercato il colpo ad effetto per illudere qualche territorio a scopo propagandistico, soffiando sul fuoco delle insensate diatribe territoriali; oppure, più semplicemente, gli  strateghi di Bardi e Leone hanno gettato in pasto all’opinione pubblica questa bozza allo scopo di sondare le reazioni dei territori. 

In ogni caso, la politica del divide et impera  ha rinfocolato gli attriti tra i vari campanili, alcuni dei quali impegnati nel rinnovo delle rispettive amministrazioni locali. 

Nel caos creato ad arte da Bardi e Leone si è perso di vista l’obiettivo essenziale di garantire una sanità di qualità, accessibile a tutti, giusta, equa ed efficace per una regione con poco più di 500 mila abitanti. 

In questo scenario desolante, occorre segnalare che la bozza di riforma del sistema sanitario non sarebbe affatto quella definitiva. 

Difatti, mentre nei territori rinascono odiose contrapposizioni localistiche, la Giunta Bardi, con la DGR 454 del 2 luglio 2020, ha concluso un accordo con l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) al fine di collaborare per la realizzazione di nuovi modelli organizzativi funzionali alla redazione della riforma del sistema di riforma regionale. Il rapporto con l’AGENAS è della durata triennale e, secondo la Giunta Bardi, si è reso necessario anche alla luce dell’emergenza covid 2019. 

Allora, se per scrivere la riforma sanitaria si è chiesto aiuto all’AGENAS, di cosa si sta parlando in questi giorni? Del nulla? La bozza che circola è, quindi, tutta fuffa? L’Assessore Leone, anziché millantare interventi impraticabili e attizzare conflitti all’interno dei territori, perché non sceglie la via della trasparenza nei confronti dei cittadini? L’emergenza covid19 non gli ha insegnato proprio nulla?

Dalla discussione politica delle ultime settimane sono del tutto assenti i contenuti e le strategie, il confronto con gli operatori della sanità, con le associazioni e con i cittadini. Ancora una volta, su una materia così importante tutto è affidato alle guerre di posizionamento e logoramento all’interno di una maggioranza rissosa. 

Nessun riferimento a come si intende procedere al rafforzamento della medicina territoriale, vero punto nevralgico la cui essenzialità è emersa a seguito dell’emergenza covid19.

Nessun riferimento alla valorizzazione dei presidi ospedalieri distrettuali, cosí come per gli strumenti disponibili nel DM 70/2015 come quello degli accordi territoriali che, usato intelligentemente, rafforzerebbe il ruolo delle strutture a cavallo dei confini regionali. 

Leone evita accuratamente ogni confronto e ogni discussione, come comprovato dalla mancata risposta ad un impressionante elenco di nostre interrogazioni alle quali chiediamo riscontro da mesi: ogni tentativo di ottenere risposte è stato sistematicamente boicottato, comprese le ultime due sedute di IV commissione consiliare convocate nel corso di questa settimana. 

L’istituzione delle Facoltà di Medicina non è la bacchetta magica che risolverà gli annosi e sempre più incancreniti problemi della sanità lucana: carenza di medici e di personale infermieristico, bandi di concorso che vanno deserti, infinite liste d’attesa, emigrazione sanitaria milionaria. Servono un’idea chiara del futuro della sanità lucana e una programmazione pluriennale che non portino a varare inutili riforme ogni due/tre anni.   

Invitiamo Bardi e Leone ad aggiustare quanto prima il tiro e fare i conti con la realtà: l’emergenza sanitaria Covid-19, i cui strascichi stiamo ancora vivendo, ha dimostrato che la gestione del sistema sanitario non è materia che si può lasciare in balìa dei beceri appetiti elettorali e propagandistici. L’eventuale arrivo dei fondi da parte dell’Europa passa anche per questi aspetti. Ci si prodighi, piuttosto, a garantire che il cittadino, il paziente sia rimesso al centro del sistema sanitario regionale, attraverso una erogazione delle prestazioni sanitarie tempestiva e di qualità: obiettivo, purtroppo, che appare ancora lontano, a giudicare dalle (spesso disperate) richieste di aiuto e dalle numerose segnalazioni che ci giungono giornalmente da pazienti alle prese con liste di attesa infinite, disservizi e ritardi.                                                                                                        

Gianni Perrino
Gianni Leggieri
Carmela Carlucci
Movimento 5 Stelle Basilicata – Consiglio Regionale