Il rapporto tra Tecnoparco Valbasento e il territorio circostante non è mai stato idilliaco. Il grosso impatto che lo stabilimento ha a livello ambientale è stato spesso al centro di polemiche e non solo. 

Dal 2010, l’azienda ha modificato la sua “mission” di azienda fornitrice di servizi ed utilities alle aziende insediate in Valbasento, orientando sempre di più il suo business verso il trattamento e lo smaltimento di reflui pericolosi e non pericolosi di provenienza regionale ed interregionale (oltre 1 milione di mc di reflui smaltiti annualmente, compresi i reflui derivanti dalle attività estrattive di idrocarburi).
Tante le ombre sull’attività di Tecnoparco in questi anni. È bene ricordare che i comuni di Pisticci e Ferrandina si sono costituti parte civile nel processo per il presunto sversamento di reflui nel Basento, processo  nel quale sono stati rinviati a giudizio i responsabili di Tecnoparco Valbasento, di Syndal, della Drop e dei dirigenti dell’ufficio ambiente della Provincia di Matera “per smaltimento senza autorizzazione di 31mila metri cubi di rifiuti speciali liquidi scaricati nel fiume Basento”. 

Tecnoparco compare, inoltre, nell’ambito dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza su traffico e smaltimento illecito di rifiuti del marzo 2016.

Ad oggi, le numerose modifiche apportate dalla stessa Tecnoparco all’aspetto impiantistico e i mutamenti introdotti dal codice dell’ambiente, hanno reso necessario il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA). L’azienda ha inviato l’istanza di rinnovo il 13 giugno 2016 Tecnoparco e, nel dicembre dello stesso anno, il Consiglio Comunale di Pisticci ha espresso parere relativamente al trattamento dei rifiuti pericolosi e non provenienti da aree esterne alla zona industriale di Pisticci, ponendo una serie di condizioni. La netta contrarietà del Comune di Pisticci è stata poi ribadita nel dicembre 2018 in una seduta del Consiglio Comunale aperta agli interventi dei cittadini.

Il procedimento di rinnovo sembra essersi arenato nei mille rivoli della burocrazia regionale mentre vanno avanti le vicende giudiziarie che riguardano la gestione dell’impianto. L’amministrazione e la cittadinanza del Comune di Pisticci sono ritornati a chiedere chiarezza evidenziando, a ragione,  l’inerzia della regione Basilicata. 

La Regione non può più voltarsi dall’altro lato: è arrivata l’ora di decidere e di dare una risposta ai cittadini di Pisticci, ma anche un segnale sul futuro sostenibile di tutto il territorio regionale.

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Gianni Perrino
Portavoce M5S Basilicata – Consiglio Regionale