Quando si parla di petrolio in Basilicata 8 volte su 10 compare il nome di Tecnoparco, ovvero quell’azienda che funge da “terminale” nella catena di produzione del comparto petrolifero lucano, luogo di trattamento delle acque di strato e degli scarti dell’attività di desolforazione e purificazione del greggio. Tecnoparco Valbasento è a Pisticci Scalo in provincia di Matera: la proprietà è al 40% pubblica (tramite il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della provincia di Matera) ente pubblico economico il cui amministratore unico è nominato da Pittella.

Lo ha affermato in maniera netta il procuratore Luigi Gay: gli scarti di lavorazione prodotti dal COVA (Centro Oli ENI di Viggiano), “venivano qualificati dal management Eni in maniera del tutto arbitraria ed illecita”. Attraverso la manomissione e la falsificazione dei codici CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) rifiuti pericolosi diventavano non pericolosi e quasi innocui. Se le ipotesi investigative dovessero essere confermate, i risparmi ottenuti da ENI cambiando i codici CER e, quindi, mettendo a repentaglio la salute degli abitanti della Val Basento, oscillerebbero tra i 44 e 114 milioni di euro.

A differenza di Marcel Proust che, attraverso l’odore e il sapore di un biscotto inzuppato nel the, si perdeva nei ricordi della sua infanzia, a noi, leggendo le carte dell’inchiesta ci sale per la gola l’acre olezzo che, sempre più spesso, si avverte nell’area intorno a Tecnoparco: sono  i cosiddetti miasmi che tanto hanno attanagliato gli abitanti della zona, soprattutto quelli di Pisticci Scalo (si veda questo video).

Sempre gli stessi mefitici miasmi, nel giugno 2014, furono al centro di un intenso dibattito in Consiglio regionale di Basilicata scaturito a seguito di una mozione presentata da Nicola Benedetto e prontamente sottoscritta dal M5S Basilicata. Benedetto, probabilmente alle prese con una delle tante sue provocatorie piroette nei confronti della sua maggioranza, chiedeva a Pittella e alla sua Giunta la sospensione, in via cautelativa, dello smaltimento dei reflui petroliferi di COVA presso Tecnoparco di Pisticci Scalo. Tanto almeno fino a quando non si fossero individuate e rimosse le cause delle insopportabili esalazioni. La mozione richiamava una delle rare azioni concrete poste in essere dall’ARPAB nella sua disastrosa esistenza: un verbale nel quale veniva precisato il rilevamento di un picco di 4027 p.p.b. Di isobutilene e odori in prossimità della vasca S25B, come all’ingresso dello stabilimento e nell’area della pista Mattei; odori definiti dai tecnici dell’Arpab ‘intensi e molesti’.

Come rispose all’epoca Pittella e la maggioranza pittelliana?

Dopo aver fatto melina con il capogruppo Cifarelli e l’alfiere Achille Spada, la maggioranza si dematerializzò facendo cadere il numero legale della seduta (giochetto intollerabile riproposto già svariate volte nel corso questa consiliatura). Ha fatto storia, in quell’occasione, l’inequivocabile invito di Franco Mollica rivolto a  Mario Polese: “T n’aia ‘sci “ (tradotto dal dialetto: “Te ne devi andare”). La mozione è, poi, scomparsa dagli ordini del giorno, come dissoltasi nel fiume Basento. In quasi due anni, forse, si è trasformata in qualcos’altro secondo lo stesso processo di metamorfosi attuato con la manomissione dei codici CER.

Questo è uno dei tanti precedenti che paiono dimostrare che Pittella e la maggioranza  fossero perfettamente a conoscenza delle anomalie relative all’attività di Tecnoparco. L’episodio attesta anche l’incapacità e l’assenza di coraggio nell’affrontare situazioni difficili, preferendo la comoda via del “tirare a campare” a tutti i costi.

Nel frattempo si è appreso che sempre la stessa maggioranza avrebbe respinto le dimissioni del giovane Robortella al quale diciamo: non temere, non imbarazzi affatto i tuoi colleghi di maggioranza. Siete tutti sulla stessa barca: vi dovete dimettere tutti!

Gianni Perrino
Portavoce M5S Basilicata – Consiglio Regionale

 

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