Il Consiglio di Stato ha definitivamente scritto la parola fine alla vertenza “Mulino Alvino”, sorta a seguito dell’ennesimo scempio urbanistico cui inutilmente alcuni coraggiosi cittadini hanno tentato di opporsi.

Leggere le dichiarazioni trionfalistiche di Adduce, l’ex Sindaco di Matera, e dei suoi accoliti, fa sorgere una semplice domanda: “Se ha vinto Adduce, chi ha perso?

Hanno sicuramente perso i cittadini di Matera; ha (nuovamente) perso la cultura dell’urbanistica di qualità, “a misura d’uomo”, di bambino, di diversamente abile, di anziano; ha perso Matera Capitale europea della Cultura 2019, città considerata dal mondo accademico e scientifico un vero e proprio laboratorio per quanto riguarda l’architettura e l’urbanistica contemporanea. Architetti del calibro di Piccinato, Aymonino, De Carlo, Fabbri, Quaroni hanno realizzato a Matera interi quartieri (Spine Bianche, Serra Venerdì, Borgo Picciano, Lanera) che hanno segnato la storia dell’architettura e dell`urbanistica.

Ha vinto invece la protervia delle giunte “adduciane”: con la determinante duplice complicità dell’allora Presidente della Giunta Regionale, De Filippo, e di un consiglio regionale di centrosinistra che non ha provveduto, nel 2011, ad approvare una legge regionale che, in attuazione del decreto legge n. 70/2011 (convertito in legge con L. n. 106/2011, denominato “Piano Casa”, in realtà “Piano Cemento”), impedisse una cementificazione e una bulimia edilizia incontrollata. Ha vinto il centrodestra di Berlusconi che, proprio con il decreto legge n. 70/2011, ha reso possibili, grazie all’inerzia del legislatore regionale e al conseguente “vuoto normativo”, speculazioni edilizie di ogni tipo, contrarie alle più semplici regole di vivibilità e di decoro urbanistico e realizzate invadendo le poche aree e spazi verdi presenti nelle nostre città.

Ha certamente vinto il solerte Dirigente del Servizio urbanistica del Comune di Matera che ha prontamente rilasciato alla società Co.Ge.M il permesso di costruire n. 044459 in data 8 ottobre 2012 alla ditta Co.Gem. per il recupero e riqualificazione dell’area del “Mulino Alvino” e la relativa delocalizzazione dei volumi demoliti in Via Dante, con cambio di destinazione ad attrezzature di interesse generale dei rimanenti volumi storici e realizzazione di un complesso residenziale con locali commerciali e sistemazione delle aree limitrofe in via Dante”.

Ha vinto l’irresponsabilità e l’incompetenza di una classe politica che ha dimostrato, con oltre una decina di variazioni urbanistiche, di avere nel proprio DNA una concezione “predatoria” del territorio e della città: di invasione cementizia ed edilizia, di distruzione di un tessuto urbano e extraurbano bellissimo, ricco di storia e di cultura come quello materano. Una classe politica che ha lasciato in mano ai dirigenti la programmazione urbanistica di una città insignita del prestigioso titolo di capitale europea della cultura 2019: una programmazione da cui dipende la qualità della vita dei cittadini.

Ha vinto, quindi, Adduce, che ha recentemente dichiarato che la sua amministrazione si è mossa ispirandoscostantemente al criterio della separazione delle competenze tra gli organi politico amministrativi e quelli gestionali che, come è noto, appartengono esclusivamente alla dirigenza dell’ente”. Ci chiediamo, allora, se non fosse, non solo possibile, ma doveroso e indispensabile un intervento politico (ovvero un passaggio in Consiglio Comunale) al fine di individuare una zona diversa da quella di via Dante per “delocalizzare i volumi demoliti: in tal modo, salvaguardando l’unica area verde di una zona già altamente cementificata e soffocata dalla viabilità cittadina. Ha vinto Adduce: ma è stata una vittoria di Pirro, che ha visto i cittadini e la città soccombere.

Ha vinto, infine, la Co.Ge.M. che terminerà la costruzione di un enorme palazzone, un immane parallelepipedo di cemento, collocato, tra l’altro, nei pressi di uno degli ingressi principali della Capitale Europea della Cultura 2019. Nulla da dire: Co.Ge.M. persegue finalità di profitto e di rendita speculativa. Quello che fa rabbrividire è che l’ex sindaco e l’amministrazione da lui guidata si sono immediatamente schierati al fianco della Co.Ge.Mcostituendosi in giudizio contro liberi cittadini che erano stati costretti ad adire le vie legali per tutelare non solo i loro sacrosanti diritti coincidenti con il pubblico interesse ad avere una urbanistica degna di questo nome, non invasa dal cemento. Gli interessi pubblici difesi dai cittadini contro il Comune di Matera: situazione inaccettabile e paradossale. Eppure era certamente possibile provare ad intervenire a monte”, approvando strumenti urbanistici ormai urgenti e indispensabili per Matera, come il Regolamento Urbanistico (licenziato dalla giunta Adduce solo ad aprile 2015), invece di lasciare in mano tutto alla discrezionalità di un dirigente?

Tutta la vicenda è davvero assurda e non può che destare grande preoccupazione nei cittadinicome è stato possibile estromettere il Consiglio Comunale, ossia l’organo politico di indirizzo e programmazione di tutte le scelte gestionali di competenza comunale, da una decisione così importante per la città di Matera?

Il M5S, tramite tutti i suoi portavoce in consiglio comunale, regionale e in parlamento, e tutti gli attivisti, vigilerà affinché questo precedente pericolosissimo non si ripeta, distruggendo ulteriormente il già precario tessuto urbano materano. Il M5S si adopererà perchè il nuovo consiglio comunale, la nuova giunta ed il Sindaco De Ruggieri blocchi la cementificazione selvaggia e si muova a favore del recupero e della riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente. A cominciare proprio dall’area dell’ex Mulino Alvino.

Gianni Perrino
Portavoce M5S Regione Basilicata

Antonio Materdomini
Portavoce M5S Comune di Matera

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