L’audizione in terza commissione consiliare sugli esiti della Valutazione d’Impatto Sanitario (VIS) condotta sulle popolazioni di Viggiano e Grumento Nova non è riuscita, di certo, a rendere meno preoccupanti le evidenze già contenute nel documento di sintesi della stessa VIS. Forte è l’impressione è che i primi cittadini di Viggiano e Grumento si siano ritrovati in mano una patata bollente che, grazie ad un coraggioso articolo di Leo Amato del Quotidiano del Sud, è sfuggita loro di mano, diventando di dominio pubblico. Il documento a nostra disposizione è una sintesi di 5 pagine che lascia ben poco spazio ad interpretazioni. Le conclusioni della VIS confermano quanto da noi paventato da tempo: il Centro Oli Viggiano (COVA) è incompatibile con la Val D’Agri, con i cittadini, i residenti e i territori. Il COVA è un esperimento fallito, la VIS pone un chiaro “aut-aut”: o il COVA o la Basilicata.  

Il Professor Fabrizio Bianchi, dirigente del CNR, coordinatore scientifico della VIS, ha descritto molto puntualmente il lavoro svolto, evidenziando come siano state trovate correlazioni tra i dati relativi ai ricoveri ed ai decessi per alcune patologie (dell’apparato respiratorio e cardiocircolatorio in particolare) ed i dati legati all’inquinamento dell’aria (mentre per le falde ed il suolo non sarebbero state riscontrate anomalie, se non in un campione relativo alle acque di falda). In particolare la VIS evidenzia a Grumento e Viggiano che la mortalità per tutte le cause per gli uomini è del +14 per cento rispetto al dato regionale (se consideriamo uomini e donne, +11%), mentre la mortalità per malattie del sistema circolatorio tra le donne è del 19% più alta del dato regionale (+14%, uomini + donne).  Alcuni tumori (stomaco, polmone) mostrano alcuni picchi ma la valutazione delle neoplasie  lunga latenza è molto complessa.

Ancora più alti i dati della mortalità nei due comuni se li confrontiamo con i restanti 20 comuni della Val d’Agri: la mortalità totale per le donne è più alta del +19% (+15% considerando donne e uomini insieme), e ancora per il sistema circolatorio (+32%). Certo, il Professore ha sottolineato che non si può parlare di nesso di causalità ma certamente di associazione di rischio. Ci rendiamo conto che qualsiasi studio possa presentare aspetti che concorrono ad inficiarne la validità, ma da qui a derubricarlo a carta straccia ce ne passa e, senz’altro, sarebbe gravissimo aver speso oltre un milione di euro per poi dire che si è semplicemente fatto l’ennesimo buco, questa volta nell’acqua. Il Professore ha anche sottolineato il fatto che non esistono limiti normativi sulle emissioni degli inquinanti tali da poter scongiurare qualunque pericolo per la salute e la qualità dell’ambiente. Un po’ come dire che ci si può ammalare e morire anche se le leggi sono formalmente rispettate: morire a norma di legge? Anche per questo motivo nello studio non sono prese in considerazione tali soglie né si è ritenuto opportuno trascurare di monitorare inquinanti per i quali non esistono affatto limiti normativi.

Questo lavoro, al quale ha preso parte anche l’ENI, si aggiunge alle altre evidenze poste in essere dalle procure da un anno a questa parte, con le note vicende sullo smaltimento illecito e sullo sversamento dei serbatoi colabrodo.

Oltre ai dati sulle patologie sono molto eloquenti quelli sulla percezione del rischio da parte della popolazione di Grumento e Viggiano, che delineano una situazione da incubo. Il questionario sottoposto a 191 cittadini soggetti allo studio delle funzionalità respiratorie parla chiaro: il 66% ritiene grave la situazione del comune di residenza; oltre il 70% ritiene certo o molto probabile contrarre una malattia respiratoria; il 57% una malattia cardiovascolare; il il 50% infertilità; oltre il 70% un tumore; il 61% una malattia congenita. Per l’87,5% dei cittadini del campione, il COVA rappresenta un pericolo e al 78% suscita emozioni negative.

Nelle prossime settimane molto probabilmente vedremo all’opera i professionisti del “tuttappostismo”, tutti in fila per minimizzare, declassare o addirittura confutare le evidenze dello studio.

Respingiamo al mittente le accuse di coloro che ci vogliono etichettare come allarmisti o più semplicemente come coloro che soffiano sul fuoco di una squallida e becera propaganda.  Si prenda atto di questo tragico fallimento e si inizi a tracciare il solco per una transizione definitiva verso un’economia veramente green. Non si perda più tempo: la Basilicata e i suoi cittadini sono allo stremo!

Gianni Perrino
Portavoce M5S Basilicata  – Consiglio Regionale

 

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