Quando Pittella parlava di sogni realizzati e noi eravamo definiti “terroristi”.

Non pago dello scandalo che ha travolto la nostra regione, il Presidente Marcello Pittella continua a dispensare pillole di saggezza al gusto amaro di petrolio.  Le sue dichiarazioni rilasciate all’AGI confermano per l’ennesima volta che non ha la percezione della gravità di quello che emerge anche a carico della Regione Basilicata dall’inchiesta della Procura di Potenza e della Direzione Distrettuale Antimafia: probabilmente, a Pittella importa poco o nulla del futuro di questa regione e di coloro che ci vivono. La sua frase “ok a estrazioni sostenibili petrolio e gas” suona come il penoso tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dall’ “affaire” estrazioni petrolifere. La “sostenibilità” delle estrazioni petrolifere secondo Pittella starebbe tutta nel non superare i 154 mila barili giornalieri, frutto di accordi del 1998 e del 2006 firmati dai suoi predecessori.

Pittella ha davvero una bizzarra concezione di “sostenibilità”: evidentemente non si è ancora reso conto che decenni di trivellazioni, oltre a devastare l’ambiente, hanno accentuato i fenomeni migratori e lo spopolamento progressivo (se si eccettua il 2003 e il 2013, è dal 1991 che la popolazione lucana decresce; nel 1961 i lucani residenti erano oltre 644 mila: a luglio 2015 risultano poco più di 574 mila!). Dopo aver raso al suolo il comparto agricolo della Val D’Agri, le estrazioni petrolifere rischiano di abbattere anche le eccellenze del territorio (quale il turismo: pare siano arrivate le prime disdette su alcune commesse). Insomma, se si guardano i dati e le serie storiche, il petrolio non solo non ha risolto le cause strutturali della miseria e della disoccupazione endemiche in Basilicata, ma ha determinato un impatto ambientale e sanitario che assumerebbero i contorni angoscianti di un disastro.

Proprio su quest’ultimo aspetto abbiamo voluto focalizzare la nostra attenzione attraverso un’interrogazione urgente. I dati sono quelli di uno studio dell’Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia (“International Society of Doctors for Environment”), studio che attinge alle banche dati ufficiali dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT). Lo studio è stato realizzato dal dottor Agostino Di Ciaula, coordinatore del comitato scientifico ISDE Italia, nonché responsabile di ISDE Puglia, autore di numerosi studi pubblicati su riviste scientifiche nazionali e internazionali sulle correlazioni tra l’insorgenza di patologie (cardiologiche, oncologiche, ecc.) e l’esposizione all’inquinamento ambientale.

Definire i dati preoccupanti sarebbe un eufemismo, ma è giusto che si sappia in maniera dettagliata quanto emerge:

  • fra il 2011 e il 2013, in tutto il Sud Italia, la “speranza di vita in buona salute” è diminuita di quasi un anno per gli uomini (da 57,1 a 56,3) mentre è rimasta invariata per le donne;
  • sempre fra il 2011 e il 2013 in Basilicata la “speranza di vita in buona salute” è invece letteralmente “crollata” di undici mesi nelle donne (da 53,8 a 52,9) e di ben sei anni negli uomini (da 58,2 a 52,8);
  • tra il 2006 e il 2013 il tasso di mortalità per malattie dell’apparato respiratorio è salito del 14% a livello nazionale e del 29% in Basilicata;
  • tra il 2011 e il 2014 il tasso di mortalità in Basilicata è cresciuto del 2% e nello stesso periodo a Corleto Perticara (poco più di 2.500 abitanti) è aumentato addirittura del 23%;
  • nell’anno 2014, il tasso di mortalità in Basilicata nel 2014 è stato 10,3 per mille residenti e a Corleto Perticara 17,9 per mille ovvero il 73% più elevato del tasso regionale e del 69% rispetto al dato medio dell’intera provincia di Potenza; come noto, Corleto Perticara si trova a circa quattro chilometri in linea d’aria dall’edificando centro oli di “Tempa Rossa” e a una ventina dal COVA di Viggiano;
  • nel 2014, in provincia di Potenza il tasso di mortalità per patologie respiratorie è più alto (8,63 per 10mila abitanti) rispetto al regionale (7,9 per 10mila abitanti), a sua volta maggiore rispetto al nazionale (6,9 per 10mila abitanti);
  • fra il 2011 e il 2014, il tasso di dimissioni per tumori in età pediatrica della Basilicata è più alto del 33% rispetto al Meridione e del 42% rispetto al nazionale;
  • nella provincia di Potenza, fra il 2011 e il 2014, il tasso di ospedalizzazione per tumore maligno nei maschi tra 0 a 14 anni è cresciuto del 48%;
  • sempre da 0 a 14 anni, in provincia di Potenza e sempre tra il 2011 e il 2014, il tasso di dimissioni per chemioterapia è più alto rispetto al nazionale del 37% per le bambine e del 59% per i bambini.

 Se questa è “sostenibilità”, Presidente Pittella, la iattura del deposito unico di scorie radioattiva potrebbe allora essere definita un “miracoloso toccasana”.

Quando proponemmo in aula la lettura di dati relativi alla possibile correlazione tra estrazione di idrocarburi e insorgenza di patologie oncologiche, fummo tacciati di essere dei pericolosi terroristi. Lo ricordiamo bene: era il 4 novembre 2014 e Pittella (assente) chiedeva l’approvazione del Consiglio per ricorrere contro il suo amico Renzi che aveva deciso di impugnare la Legge Regionale che intendeva sbloccare le royalty dal patto di stabilità.

Era il tempo dei miracoli, dei mirabolanti risultati tennistici. All’epoca, Pittella dichiarava solennemente al Quotidiano:Svolta epocale. Abbiamo gli strumenti per pianificare lo sviluppo”. Ed ancora: “Ho realizzato un sogno”.
Di quale sogno parlava? Le carte dell’inchiesta della magistratura tracciano, al contrario, un terribile storytelling da cinema horror: il petrolio comeun vero e proprio incubo per la Basilicata e per i lucani. Un incubo che può essere attenuato, in attesa della verità giudiziaria, solo dalle sue dimissioni irrevocabili, Presidente Pittella. Unica scelta responsabile, etica e sostenibile.

Leggi interrogazione

Gianni Perrino
Portavoce M5S Basilicata – Consiglio Regionale

 

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