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Autore ArgomentoProposta politiche sociali
massimo-
pignone
Pro
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Post Proposta politiche sociali
il: June 23, 2013, 01:26
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Ultima revisione bozza creata il 2013-06-10 alle 18:06:28 · Elenco revisioni (2)
Premesso che la bozza e' ancora in cantiere per quanto riguarda i fondi, cmq sulla retta via,
che secondo i dati in Italia sono solo tre' le regioni che non crescono: Molise, Liguria e Basilicata.
Che per la Basilicata c' e' un tasso di abbandono di oltre 3 abitanti ogni 1000, regione piu' abbandonata d' Italia.
Il perche' va cercato ovviamente nel sottosviluppo economico e sociale presente rendendo la Basilicata la regione piu' povera d' Italia.(dati istat 2010).
Sono dati che metterebbero anche i politici piu' distratti in stato di allarme, ma cosi' non e' in quanto il programma di aiuto regionale copes contiene nella sua forma e nella sua attuazione situazioni di burocratizzazione ai limiti del sopportabile ed incongruenze che dovrebbero essere risolte.

IL PROGETTO:

FINALITA'

Il fine del progetto e' e deve essere (in perfetta sintonia 5s) di far si' che si eviti l' invisibilita' che in questa regione, non che' in Italia, raggiunge diverse categorie tra le piu' indigenti: (anziani, giovani famiglie, cura alle tossicodipendenze ecc......) piuttosto limitare la ricattabilita' diffusa nei posti di lavoro.

IL METODO

La Regione dovra' dismettere l' attuale progetto copes ovviamente estraendone i fondi, per attuare un vero programma di inclusione sociale che raggruppi come sopra scritto, diverse situazioni e condizioni.
Il progetto richiede (da parte di chi ne usufruisce) lo svolgimento di attivita' tese al miglioramento della vita civile non che' del bene comune che in ogni comune regionale sara' richiesto:( custodia e pulizia parchi pubblici, collaborazioni in associazioni del terzo settore "comunita', case riposo, case bambini..... " e non di meno una continua assistenza anche domiciliare per anziani), ed ovunque i vari comuni di residenza valuti la necessita'.
DA NON SOTTOVALUTARE CHE TALI ATTIVITA' SONO TESE ANCHE AL MIGLIORAMENTO DEL CITTADINO ED ALLA PROPRIA DIGNITA' IN QUANTO NON SI PUO' VIVERE DI SUSSIDIO ED EVITEREBBE FALSE SOCIETA' COLLUSE.

MODALITA'

La regione, come da copes, inviera' ogni mese l' assegno (sotto studio) in base al numero di componenti lo stato di famiglia.
Il comune di residenza sotto osservazione degli uffici regionali preposti, dovra' valutarne gli effettivi requisiti vigilando con controlli mirati nel tempo per eventuali variazioni degli stessi (requisiti)

REQUISITI

1) Cittadini Italiani o stranieri residenti nella regione da almeno 36 mesi.

2)Certificato di disoccupazione ed iscrizione all' uff. collocamento da almeno 6 mesi.

3) La domanda sara' accettata solo da un componente il nucleo familiare

4) stato di famiglia

CAUSA DI ESCLUSIONE

1) Documentazione incompleta o non veritiera

2)Aiuti sociali diversi tipo assegno disoccupazione, cig, mobilita', pensione sociale.

3)Rifiuto a partecipare alle attivita' se non con comprovata giustificazione

4)Variazione dei requisiti.

I SOLDI

Recupero fondi progetto copes, si e' pensato ad un aumento acque inbottigliate, proprio come da esempio SICILIA dove sono state da poco RADDOPPIATE, non di meno si i soldi rifiutati dagli eletti m5s.
Questione aperta ma sembrerebbe che i soldi avanzino, si accettano ulteriori proposte.

CONCLUSIONI

Certo che il progetto si avvicina a quello nazionale come reddito garantito ed in tal caso si potrebbe estrarne le attivita' diventando una regione piu' ricca e sociale, ma ovviamente questo e' un progetto regionale e quindi nell' attesa di un reddito di c., (questione di cui anche altri partiti ne parlano da decenni ormai), si potrebbe cominciare da qui.

http://www.basilicata5stelle.it/forum-3/?mingleforumaction=viewtopic&t=942)

Gianni-
Perrino
Amministratore
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Post Re: Proposta politiche sociali
il: June 23, 2013, 11:20
Cita:

Manca il link alla questione su Liquid Feedback: https://lqfb.bergamo5stelle.it/basilicata5s/initiative/show/30.html

Inoltre devi copiare il link di questa pagina del forum (cioè http://www.basilicata5stelle.it/forum-3/?mingleforumaction=viewtopic&t=942) e inserirlo su Liquid Feedback (clicca sul link cambia URL di discussione, e incollalo lì). Spero di essere stato chiaro ;)

Non ci si dovrebbe sforzare di essere meglio degli altri, ma di se stessi un minuto prima

massimo-
pignone
Pro
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Post Re: Proposta politiche sociali
il: June 23, 2013, 17:41
Cita:

Grazie Gianni, fatto.

Gianni-
Perrino
Amministratore
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Post Re: Proposta politiche sociali
il: June 23, 2013, 18:47
Cita:

Cita da: massimo pignone il June 23, 2013, 17:41
Grazie Gianni, fatto.

Non sembra che lo abbia fatto in maniera ortodossa: il link compare solo sotto forma di testo su LF. Dovresti cambiare la URL di discussione incollando il link nella finestra che si apre quando clicchi su 'Cambia URL di discussione'.

Non ci si dovrebbe sforzare di essere meglio degli altri, ma di se stessi un minuto prima

massimo-
pignone
Pro
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Post Re: Proposta politiche sociali
il: June 23, 2013, 21:51
Cita:

Cita da: Gianni Perrino il June 23, 2013, 18:47

Cita da: massimo pignone il June 23, 2013, 17:41
Grazie Gianni, fatto.

Non sembra che lo abbia fatto in maniera ortodossa: il link compare solo sotto forma di testo su LF. Dovresti cambiare la URL di discussione incollando il link nella finestra che si apre quando clicchi su 'Cambia URL di discussione'.

Gianni l' ho appena rifatto, mi esce la pagina dove incollare il link e poi salvare, poi mi dice che la proposta e' stata aggiornata correttamente, speriamo adesso vada bene, abbi pazienzase se ho sbagliato qualche passo.

Gianni-
Perrino
Amministratore
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Post Re: Proposta politiche sociali
il: June 24, 2013, 12:47
Cita:

Figurati Massimo. E' solo per rendere il sistema efficiente e per fare in modo che tutti ci impratichiamo ;)

Non ci si dovrebbe sforzare di essere meglio degli altri, ma di se stessi un minuto prima

Michele-
Potenza
Principiante
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Post Re: Proposta politiche sociali
il: September 11, 2013, 11:36
Cita:

Vorrei aggiungere alla discussione questa proposta

Reddito minimo garantito regionale.

L'estrema precarietà e la situazione economico-sociale della regione, sottolineata dai dati statistici pessimi pubblicati negli ultimi mesi (regione più povera del Paese, nonostante le enormi potenzialità e i pochi abitanti), impone di trovqre una soluzione a questa condizione di lavoro e di vita.

La soluzione potrebbe essere un reddito minimo garantito su base regionale.

Oltre a tutelare il diritto a un'esistenza degna, il maggior potere di acquisto delle famiglie lucane potrebbe diventare una pqrte del motore per il rilancio dell'economia regionale.
Inoltre, avere un reddito garantito dalla legge, potrebbe scardinare il granitico sistema clientelare che domina in Basilicata.

Un esempio molto importante su questo tema è quello della regione Lazio, di cui riporto il testo della legge regionare, tratto dal sito Di Basic Income Network Italia http://www.bin-italia.org/article.php?id=1839 BIN Italia è un’associazione per il reddito garantito formata da sociologi, economisti, filosofi, giuristi, ricercatori, liberi pensatori che da anni si occupano di studiare, progettare e promuovere interventi indirizzati a sostenere l’introduzione di un reddito garantito in Italia.

Questa iniziativa in Lazio ha però avuto, sul piano fattuale, solo una sperimentazione. L'esperienza concreta, seppure breve, ha comunque fornito alcuni elementi di valutazione preziosi per il presente e che sarebbero in grado di rendere più semplice ed efficace una azione politica che voglia ripartire anche dalla decisione di rifinanziare la legge regionale 4/2009 per il "reddito minimo garantito".

Il punto chiave è capire dove reperire le risorse: Royalties del Petrolio, Vendita acqua alla Puglia, Eliminazione enti e società partecipate inutili e dispendiosi

"La legge della Regione Lazio sul reddito minimo garantito"
di Riccardo Faranda

ABSTRACT

Un contributo per un nuovo modello di welfare.

Tratto da QR n1

La totale mancanza di interventi statali di sostegno al reddito dei lavoratori precari e degli inoccupati ha indotto alcune regioni, il Lazio per primo, ad adottare provvedimenti legislativi in tal senso.

Nel mettere mano a una iniziativa legislativa che affrontasse il problema del reddito minimo garantito, era necessario definire alcune priorità e mettere dei «paletti» il cui rispetto o la cui violazione avrebbero dato alla legge una connotazione diversa a seconda delle scelte operate.

La Legge regionale Lazio n. 4/2009 si muove in questa ottica, stabilendo alcuni principi fondamentali:

l'universalità del diritto, inteso come diritto a percepire un reddito minimo di base senza che esso sia necessariamente legato alla perdita del lavoro, come è nel sistema attuale degli ammortizzatori sociali;

l'individualità del trattamento, parametrato al reddito e alle esigenze di vita del singolo individuo e non del nucleo familiare, come è in altri modelli (per esempio per la Regione Campania);

una forma di «condizionatezza temperata» della fruizione del trattamento di sostegno, che permane finché al soggetto percettore non venga offerta una situazione lavorativa qualificata, che rispetti cioè la sua storia lavorativa e le sue capacità e competenze;

la centralità del sistema pubblico dei servizi per l'impiego, sotto il controllo/direzione di Regione e Province, nella individuazione dei soggetti aventi diritto e nella concreta attuazione delle disposizioni legislative e regolamentari;

la possibilità per Regione ed enti locali di affiancare alla prestazione diretta del sostegno al reddito, consistente nella erogazione mensile di una somma di denaro, forme indirette di sostegno, attraverso la garanzia della gratuità di alcuni servizi, trasporti per primi, e il concorso alle spese che il beneficiario deve sostenere per i costi relativi alle utenze per fornitura di gas, acqua, elettricità, per la telefonia fissa e per l'alloggio, e la stipula di convenzioni con gli Enti gestori di teatri, cinema, musei, librerie, sale da concerto e centri sportivi, al fine di garantire la fruizione gratuita di attività e servizi.

Il primo ed il secondo di questi principi sono per necessità strettamente connessi: infatti l'universalità del diritto può essere garantita solo attraverso il riconoscimento della individualità dei trattamenti. Nessuna donna e nessun uomo libero potranno mai trovare la realizzazione piena dei propri diritti, particolarmente quelli connessi alla cittadinanza, se non viene presa/o in considerazione come individuo. In altri termini, un provvedimento del genere, per raggiungere tutti deve passare per il singolo soggetto, senza diaframmi. Diversamente si uscirebbe dal territorio del diritto di cittadinanza per entrare in quello, altrettanto importante ma del tutto diverso, delle politiche sociali.

In effetti la stesura del testo di legge ha scontato la difficoltà di doversi muovere nella strettoia tra le politiche sociali, appunto, e le tradizionali politiche passive del lavoro. Laddove invece l'idea ispiratrice della legge le travalicava entrambe, superandone la contrapposizione e ponendo il reddito di base tra i diritti legati alla cittadinanza, «nel rispetto dei principi fondamentali sanciti dall'articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, dei principi di cui agli articoli 2, 3, 4 e 38 della Costituzione» (art. 1).L'articolo 34 della Carta Europea (Sicurezza sociale e assistenza sociale) persegue l'obiettivo del contrasto all'esclusione sociale collocando il sostegno al reddito dei cittadini dell'Unione all'interno della politiche «volte a garantire un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non dispongano di risorse sufficienti».

Si tratta senza dubbio di una espressione che sgancia la problematica della garanzia del reddito dal modello strettamente workfaristico,rompendo l'equazione salario/reddito e riconoscendo a quest'ultimo la dignità di diritto a sé stante, nell'ambito del più generale ius existentiae. Di fronte a tale previsione appare ancor più ingiustificata e ingiustificabile l'inerzia del parlamento italiano, unico in Europa con quello di Grecia e Ungheria, a non aver adottato un provvedimento legislativo che colmasse questa lacuna. Per porre riparo a tale inerzia era necessario che fossero le regioni a provvedere, e ciò è stato fatto appunto per prima dalla Regione Lazio.

Nella individuazione dei beneficiari si sono volutamente indicate in maniera distinta tra loro le tre categorie degli inoccupati, dei disoccupati e dei lavoratori precariamente occupati, poiché tali soggetti, se pure tutti giuridicamente riconducibili alla generale categoria dei disoccupati, dal punto di vista economico/sociale rappresentano tipologie ben distinte tra loro e portatrici di problematiche di lavoro e di vita non immediatamente sovrapponibili. I requisiti richiesti per ottenere i benefici sono la residenza nella regione da almeno 24 mesi al momento della presentazione della domanda, l'iscrizione alle liste di collocamento dei Centri per l'impiego, il reddito personale imponibile non superiore a 8.000 euro nell'anno precedente e il non aver maturato i requisiti per il trattamento pensionistico. Il riferimento, come accennato, è al reddito personale e non a quello del nucleo familiare come in altri modelli come quello della legge della Regione Campania. Nel «modello Lazio» il reddito del nucleo familiare viene infatti preso in considerazione unicamente al momento della formazione delle graduatorie da parte delle province, e non come condizione di ricevibilità della domanda.

L'articolo 4 della legge poi, dopo aver fissato in 7.000 euro l'importo massimo del sostegno diretto, prevede la possibilità che «le amministrazioni provinciali e comunali, nell'ambito delle proprie competenze e delle risorse nazionali, regionali, provinciali e comunali disponibili, possono prevedere, per i soggetti di cui al comma 1 del presente articolo, ulteriori interventi» e che «la Regione, compatibilmente con le risorse disponibili, istituendo ovvero rifinanziando annualmente con la legge finanziaria un apposito capitolo di bilancio, può contribuire al finanziamento di ulteriori prestazioni volte a:

a) garantire la circolazione gratuita, previo accordo con gli enti interessati, sulle linee di trasporto pubblico locale su gomma e metropolitane, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 31, comma 3 quater, della legge regionale 16 luglio 1998, n. 30 (Disposizioni in materia di trasporto pubblico locale);

b) favorire la fruizione di attività e servizi di carattere culturale, ricreativo o sportivo;

c) contribuire al pagamento delle forniture di pubblici servizi;

d) garantire la gratuità dei libri di testo scolastici;

e) erogare contributi per ridurre l'incidenza del costo dell'affitto sul reddito percepito nei confronti dei soggetti beneficiari di cui all'articolo 4, titolari di contratto di locazione».

L'idea guida che ha ispirato il legislatore è stata dunque quella di affermare il diritto al reddito come diritto di cittadinanza, e di sottrarre il lavoratore precario, il disoccupato e l'inoccupato, al ricatto del dover accettare «un lavoro purché sia», e questo obiettivo viene perseguito in primo luogo attraverso il sostegno diretto e indiretto al reddito, e in secondo luogo attraverso la previsione di un patto di servizio meno rigoroso di quello previsto dalle leggi regolatrici la materia degli ammortizzatori. Meno rigoroso nel senso sopra richiamato, della introduzione di una sorta di «condizionatezza temperata», che consenta al soggetto interessato di rifiutare offerte di lavoro che non siano rispettose «della professionalità acquisita, della formazione ricevuta e del riconoscimento delle competenze formali ed informali in suo possesso, certificate dal centro per l'impiego territorialmente competente attraverso l'erogazione di un bilancio di competenze» (art. 5).

Tutto l'impianto della legge dunque, come è già stato osservato, si muove sul difficile crinale tra politiche passive del lavoro e politiche sociali in senso stretto, e tenta la combinazione tra le due nell'ottica della prefigurazione di un nuovo modello di welfare chesia in grado di superarne la dualità per ricomporre, assieme al pacchetto di interventi di sostegno, anche le soggettività dei destinatari.La sfida è aperta, e l'elevato numero delle domande pervenute non può che ribadirne la centralità e l'attualità nello scenario sociopolitico ben oltre i confini della Regione Lazio.

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