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Autore ArgomentoAlimentazione e normative Europee
giuseppe-
papapietro
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Post Alimentazione e normative Europee
il: April 3, 2013, 02:48
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Gli interferenti endocrini sono sostanze chimiche che possono interferire con il sistema ormonale. Su richiesta della Commissione europea, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) sta predisponendo un parere scientifico sui rischi per la salute umana e per l’ambiente associati alla possibile presenza di interferenti endocrini nella filiera alimentare. In collaborazione con altri organi consultivi scientifici europei, il comitato scientifico dell’EFSA sta effettuando una revisione di tutte le attuali informazioni scientifiche sulle sostanze attive a livello endocrino ( non tutte delle quali hanno proprietà interferenti) al fine di valutare i possibili approcci per la loro individuazione e i metodi di valutazione dei pericoli che possono derivarne. Il parere rientra nell’ambito dei lavori scientifici dell’EFSA, in corso e futuri, in aree quali i materiali a contatto con gli alimenti, i pesticidi e i contaminanti in alimenti e mangimi, e contribuirà a informare le decisioni dei gestori del rischio sulle sostanze attive a livello endocrino.

Il sistema endocrino (o ormonale) svolge un ruolo fondamentale nel mantenere l’equilibrio fisiologico del corpo umano nonché nel regolare la crescita, il metabolismo, lo sviluppo e le funzioni sessuali. Le sostanze attive a livello endocrino possono essere sia artificiali (ad es. i sostituti ormonali) sia naturali (ad es. i fitoestrogeni che sono presenti in piante come la soia e le noci). Essi possono comportarsi in modo simile agli ormoni umani oppure influenzare i livelli ormonali dell’organismo e quindi avere effetti sulla salute umana e su organismi presenti nell’ambiente, soprattutto nelle fasi critiche dello sviluppo.

Previsto per marzo 2013, il parere del comitato scientifico dell’EFSA terrà conto delle informazioni scientifiche disponibili e cercherà di rispondere a tre domande fondamentali: 1) quali criteri scientifici si utilizzano per individuare gli interferenti endocrini, 2) quali criteri si possono applicare per distinguere i potenziali effetti avversi di un interferente endocrino dalla normale regolazione delle funzioni corporee negli esseri umani e nell’ecosistema (ad es. negli esseri umani e negli animali la variazione della temperatura corporea o nelle piante le alterazioni dell’attività di fotosintesi), e 3) se gli attuali metodi di esame tossicologico coprono in modo appropriato gli effetti delle sostanze attive a livello endocrino.
Il parere si baserà su una valutazione delle informazioni esistenti, delle attuali conoscenze e dei lavori scientifici in tema di sostanze attive a livello endocrino, tra cui il lavoro in corso della Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, la relazione del 2012 della Commissione europea sulla “valutazione dello stato dell’arte degli interferenti endocrini” e gli atti del colloquio scientifico dell’EFSA di giugno 2012 sulla risposta alle basse dosi in tossicologia e nella valutazione del rischio. Per assicurare la coerenza, parteciperanno all’elaborazione di questo parere altri organi consultivi scientifici dell’UE coinvolti nella valutazione del rischio delle sostanze attive a livello endocrino: l’Agenzia europea per i medicinali, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche, l’Agenzia europea dell’ambiente, i comitati scientifici dei prodotti non alimentari della Commissione europea e il Centro comune di ricerca.
Quindi...
Tra gli esempi di sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino, talvolta presenti in alimenti e mangimi soggetti a regolamentazione, si annoverano diversi pesticidi, inquinanti ambientali come diossine e PCB.

Ma cos'è l'EFSA?
Negli ultimi anni all’EFSA è stata mossa la critica, a volte tramite i media, di subire l’influenza dell’industria nelle proprie attività in virtù di presunti legami di membri del suo comitato scientifico, dei gruppi di esperti e del suo consiglio di amministrazione col settore industriale.
Come vengono formati i gruppi di lavoro dell’EFSA?(sul sito trovo questa spiegazione):
Se, in mancanza di un gruppo permanente, il gruppo di esperti scientifici decide di istituire un nuovo gruppo di lavoro, anzitutto ne designa il presidente. Quest’ultimo viene scelto sulla base delle competenze e dell’ampia esperienza maturata nel campo in questione. Il presidente del gruppo di lavoro, in stretta consultazione con il capo dell’unità dell’EFSA che sostiene il gruppo di esperti scientifici (o il comitato scientifico), provvede a stilare un elenco delle competenze scientifiche necessarie per l’incarico assegnato, dopo averne discusso in seno al rispettivo gruppo di esperti scientifici.
Chi sono gli esperti aggiuntivi e come vengono selezionati?
Il capo dell’unità che sostiene il gruppo di esperti scientifici o il comitato scientifico consulta la banca dati di esperti esterni dell’EFSA per individuare i profili scientifici occorrenti. La banca dati, istituita in collaborazione con gli Stati membri, contiene oltre tremila nominativi ed è arricchita costantemente. Le competenze riunite nella banca dati coprono tutti i campi del mandato dell’EFSA, quali sicurezza degli alimenti e dei mangimi, nutrizione, tossicologia, chimica, salute e benessere degli animali, protezione e salute delle piante.
I potenziali candidati sono contattati dal capo dell’unità(??) che ne verifica l’interesse e la disponibilità a partecipare al gruppo di lavoro.

In che modo l’EFSA previene eventuali conflitti d’interessi?

Tutti gli esperti designati per un gruppo di lavoro oppure che hanno manifestato interesse a diventare membri di un gruppo di lavoro sono tenuti a dichiarare i propri interessi nell’ambito di un processo tripartito: anzitutto occorre compilare una dichiarazione di interesse annuale che sarà esaminata dal personale dell’EFSA. I candidati che non presentano conflitti di interesse sono selezionati e, quindi, sottostanno a un controllo di validità e di ammissibilità. Se tali requisiti vengono confermati, l’esperto è invitato a partecipare alla prima riunione del gruppo di lavoro; in tal caso deve presentare una specifica dichiarazione di interessi, che sarà esaminata prima della sua partecipazione alla riunione. Inoltre, ciascun membro di un gruppo di lavoro pronuncia una dichiarazione di interessi all’inizio di ogni riunione a cui partecipa. Le dichiarazioni di interesse annuali di tutti i membri del comitato scientifico, del gruppo di esperti scientifici e del gruppo di lavoro sono disponibili al pubblico sul sito Internet dell’EFSA.
Mi sono preso la briga di esaminare alcuni tra i membri italiani, ho trovato 2 ricercatori in OGM (organismi geneticamente modificati), un pediatra, un veterinario ed una oncologa, insomma tutti dediti a due-tre lavori in diversi centri specializzati e che poi dichiarano di non avere nessun conflitto d'interesse nelle eventuali valutazioni in cui saranno chiamati dall'EFSA.
Dove voglio arrivare?
Semplice, voglio chiedere ad esperti specializzati del M5S o a noi vicini, che hanno interesse per la salute umana, di poter provare a far richiesta di entrare in questi gruppi di lavoro.
Solo così potremo avere un idea precisa di come lavorano questi enti.

;)
...dimenticavo : ecco il link dell'EFSA , http://www.efsa.europa.eu/it/

giuseppe-
papapietro
Pro
Posts: 897
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Post Re: Alimentazione e normative Europee
il: July 10, 2013, 10:33
Cita:

Le malattie derivanti dai farinacei:

Se non si vede usate questo link: https://www.facebook.com/giuseppekoruja

giuseppe-
papapietro
Pro
Posts: 897
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Post Re: Alimentazione e normative Europee
il: August 14, 2013, 00:52
Cita:

Infiammazioni da cibo.
La medicina moderna si confronta quotidianamente con fenomeni di infiammazione a bassa intensità che spesso durano nel tempo e che per anni sono stati scarsamente compresi.

Il sospetto che l'alimentazione potesse avere un ruolo importante in questa situazione è sempre stato molto forte, ma i ricercatori si sono spesso avvicinati in modo controverso al tema delle intolleranze alimentari scontrandosi con pregiudizi, petizioni di principio e pratiche diagnostiche dubbie.

Il mondo scientifico sta ancora dibattendo sul valore di un tipo di anticorpo o di un altro, quando la realtà clinica e la ricerca hanno già consentito di capire che qualsiasi cibo può provocare in persone sensibilizzate la produzione di citochine e sostanze infiammatorie che provocano tutta la sequenza di sintomi, malattie e disturbi messi precedentemente in relazione con le cosiddette intolleranze alimentari. La scoperta che un alimento può indurre la produzione di BAFF (B Cell Activating Factor) e provocare tutti i sintomi infiammatori che usualmente sono ascritti al cibo risale a qualche anno fa, ma non è ancora stata applicata seriamente in ambito clinico.

Eppure proprio i valori di BAFF (che un sistema diagnostico come RecallerProgram già utilizza in numerosi contesti) consentono di capire il livello di infiammazione correlata al cibo eventualmente presente in una persona e di agire in conseguenza per aiutare a ridurre quella stessa infiammazione e a controllarne gli effetti sulla salute.

La recente definizione della “Gluten sensitivity” (una intolleranza al glutine che provoca gli stessi sintomi della celiachia senza esserla e che riguarda anche il 20% della popolazione sana) ha gettato altre luci sui fenomeni infiammatori da cibo. La reazione al glutine (spesso indistinguibile sul piano clinico da quella della celiachia) è dovuta solo alla attivazione delle reazioni infiammatorie difensive dell'organismo. In termini scientifici si parla della attivazione dei Toll Like Receptors 2 (TLR2), recettori che svolgono nell'organismo la funzione di segnalare un pericolo (in quel caso il superamento di un livello di soglia dell'assunzione alimentare ripetuta) e manifestano la reazione infiammatoria come fosse una “luce di allarme” perché si cambi il comportamento alimentare.

Se poi l'avvertimento non è ascoltato, le conseguenze possono essere anche gravi.

Malattie immunologiche importanti come il Lupus Eritematoso Sistemico (LES) o l'Artrite reumatoide sono sicuramente in connessione con questo tipo di infiammazione, ma senza arrivare a queste condizioni limite il semplice fatto di ingrassare in modo non compreso (per effetto sulla resistenza insulinica) o soffrire di colite è certamente in relazione con questi aspetti infiammatori

Lo studio di queste condizioni passa oggi, in modo moderno e congruo con le ultime ricerche scientifiche, attraverso la definizione di una infiammazione da cibo, misurabile in entità, dalla valutazione di BAFF e talora PAF, dalla evidenza di esami ematici come il complemento (C3 e C4), del numero di Globuli Bianchi e del numero di eosinofili (che in questi casi spesso sono alti) e dalla comprensione dei possibili contatti alimentari precedenti.

Un obiettivo per la salute è quello di creare tolleranza immunologica, di recuperare la tolleranza quando questa è stata persa, di imparare a mangiare in modo vario e sano senza inutili restrizioni. Grazie alle scoperte di Finkelman abbiamo capito che le Immunoglobuline G (IgG) nei confronti di un alimento possono essere semplicemente il segno di una attivazione immunologica nei confronti di quel cibo. Le IgG verso gli alimenti possono essere contemporaneamente espressione di tolleranza verso il cibo (riducendo le reazioni allergiche) o del suo contrario (aumentando la risposta allergica al cibo stesso).

La direzione della reazione dipende dal livello di anticorpi e dal livello di antigene; quindi le stesse IgG verso gli alimenti devono essere valutate per quello che sono: un segnale dell'avvenuto contatto immunologico con l'alimento e una guida per impostare un approccio alimentare di riequilibrio verso quel gruppo alimentare o quell'alimento. Usando le IgG come segnale di “avvenuto contatto” si può aiutare l'organismo a recuperare un controllo immunologico della risposta al cibo attraverso una pratica di recupero che assomigli allo svezzamento infantile, ripercorrendo un percorso fisiologico di salute alimentare e immunologica.

Nel percorso alimentare verso la guarigione molti supporti naturali possono aiutare il recupero della tolleranza e il controllo della infiammazione. Fitoterapici come olio di Perilla, olio di Ribes nero e Curcuma. Antiossidanti come l'acido lipoico (presente in Stimun-Ox 800 e Lipoic cannella ad esempio), riequilibranti intestinali come il colostro (IgComplex) e alcuni ceppi di probiotici, senza dimenticare la potente azione di controllo antigenico esercitata dagli enzimi alimentari (Enzitasi). Quando la digestione non è adeguata, gli antigeni alimentari che dovrebbero essere digeriti, arrivano invece a livello intestinale dove possono diventare causa di reazione e infiammazione. L'uso di enzimi specifici può attenuare o risolvere questo tipo di problema.
fonte Eurosalus.com

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