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Autore ArgomentoAzzerare le Tasse universitarie agli studenti figli di disoccupati, cassintegrati o lavoratori in mobilità
Davide-
Mecca
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Post Azzerare le Tasse universitarie agli studenti figli di disoccupati, cassintegrati o lavoratori in mobilità
il: October 3, 2013, 21:02
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Al giorno d'oggi l'università è un lusso che pochi possono permettersi. La crisi economica toglie ai giovani la possibilità di studiare e costruirsi un futuro. Per questo motivo propongo di portare in regione l'idea di azzerare le tasse per gli studenti figli di lavoratori in difficoltà. Il diritto allo studio è sancito dalla costituzione e va difeso e tutelato.

Il diritto allo studio è uno dei diritti fondamentali ed inalienabili della persona, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani dell'ONU

ITALIA
Nell’ordinamento italiano il diritto allo studio è un diritto soggettivo che trova il suo fondamento nei comma 3 e 4 dell’art. 34 della Costituzione nei quali si afferma il diritto dei capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi economici, di raggiungere i gradi più alti degli studi nonché il dovere della Repubblica a rendere effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze da attribuire mediante concorso.

Il diritto allo studio si differenzia dal diritto all’istruzione che è il diritto, sancito dai primi due commi dell’art. 34 per i quali “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.”

Il diritto allo studio riguarda dunque il percorso scolastico successivo all’obbligo e quello universitario, canali di formazione non obbligatori che il cittadino ha libertà di intraprendere e di concludere e che lo Stato deve garantire attraverso l'erogazione di borse di studio a coloro che si dimostrano capaci e meritevoli ma privi di mezzi economici.

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Normativa riguardante gli studi universitari

Per quanto riguarda gli studi universitari, il d.p.r. 24 luglio 1977, trasferì le funzioni delle opere universitarie vennero trasferite alle Regioni. La normativa che regola il settore è in prevalenza la legge 2 dicembre 1991 n. 390 (Norme sul diritto agli studi universitari) afferma che in attuazione degli art. 33 e 34 della costituzione italiana, spetta allo stato, con funzioni di coordinamento, ed alle regioni il compito di rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano l'uguaglianza dei cittadini nell'accesso all'istruzione superiore e, in particolare, per consentire ai capaci e, meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi.

Importanti modifiche sono state poi apportate dal DPCM 9 aprile 2001 (Uniformità di trattamento sul diritto agli studi universitari, ai sensi dell'articolo 4 della legge 2 dicembre 1991, n. 390) e dalla Riforma del titolo V della costituzione, avvenuta sempre nel 2001.

Oltre alle borse di studio, l'insieme delle provvidenze (alloggi, mense, sussidi straordinari, orientamento, prestiti fiduciari, aule studio, spazi culturali/ricreativi/sportivi) vengono in gran parte erogate da Aziende (o Enti) Regionali per il Diritto allo Studio Universitario, presenti nei diversi contesti universitari con sigle, mezzi, ambiti e forme variabili. Un'associazione nazionale denominata ANDISU[9] riunisce le realtà regionali.

In alcuni casi le stesse provvidenze possono essere offerte direttamente dalle università (che offrono anche esenzioni totali o parziali delle tasse universitarie) o da istituzioni religiose o private. Borse di studio universitarie e finanziamenti per l'edilizia universitaria possono essere altresì erogati (o aumentati) con finanziamenti ad hoc del Governo Italiano.

Il fondo per il diritto allo studio è erogato dal Ministero dell'Università e della Ricerca alle Regioni, le quali provvedono ad integrare lo stesso con fondi regionali e con i proventi delle tasse regionali per il diritto allo studio universitario.

La Legge 240/2010 prevede riduzioni ai livelli essenziali delle prestazioni previsti dal DPCM del 2001 e modifica alcuni strumenti di sostegno, come borse per studenti meritevoli, prestiti speciali e prestiti d'onore. Molte associazioni studentesche italiane hanno criticato queste ultime tipologie di provvedimenti perché non rispettose del dettato costituzionale dell'art. 34[10].

WIKIPEDIA

LIQUID FEEDBACK: https://lqfb.bergamo5stelle.it/basilicata5s/initiative/show/474.html

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