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Autore ArgomentoIndustrie di trasformazione
Pietro De-
Angelis
Pro
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Post Industrie di trasformazione
il: September 6, 2013, 10:04
Cita:

https://lqfb.bergamo5stelle.it/basilicata5s/initiative/show/406.html?tab=suggestions

Il tessuto industriale si divide sopratutto tra le aziende che trasformano prodotti alimentari ed aziende che producono beni di seconda necessita'.
Come si muovevano gli uffici regionali negli anni precedenti?
La regione faceva dei bandi spesso per la reindustrializzazione ed elargiva contributi a fondo perduto su tutto, dagli immobili ai macchinari ai primi acquisti di prodotti necessari per far partire le macchine.
Inoltre pagava spesso con decine di milioni la formazione dei dipendenti.
La conclusione era che le aziende che venivano in Lucani prendevano tutto il possibile e poi chiudevano portandosi i macchinari nelle fabbriche del nord.
Di casi cosi' ne abbiamo avuti a decine (vedi industria calzaturiera di Maratea) con meno di 100 dipendenti arrivata alla quinta reindustrializzazione per un costo complessivo di circa 40 milioni di euro.
Oppure il caso della ex parmalat in fase di reindustrializzazione per un importo tra formazione e macchinari pari a circa 20 milioni di euro.
Innanzitutto bisognerebbe capire chi sono e cosa vogliono gli imprenditori.
Io divido gli imprenditori in due categorie, tra imprenditori che vogliono lavorare seriamente e trarre benefici dalla loro impresa ed imprenditori avventurieri che vogliono benefici immediati.
Noi dovremmo fare proposte che vadano a favorire i primi a discapito dei secondi.
E come si fa'? Questa e' la mia proposta

In casi di aziende che trasformino prodotti agricoli la collettivita' ha un doppio vantaggio in quanto l'azienda dovra' rivolgersi a produttori di beni primari della regione, quindi.

* Utilizzo di strutture ed immobili a carico completo della regione, che ritornerebbe all'ente nel caso l'impresa non mantenga gli impegni presi.
.
* Contributo del 80% su acquisto macchinari
* Contributo del 80% sulle imposte regionali sui dipendenti per 5 anni, il sesto anno contributo del 70%, il settimo anno del 60% e cosi' via)
* Contributo del 80% sui consumi energetici per 5 anni, il sesto anno contributo del 70%, il settimo anno del 60% e cosi' via)
* Contributo del 80% sulla tassa regionale Irap per 5 anni,il sesto anno contributo del 70%, il settimo anno del 60% e cosi' via)

n.b. Condizioni per avere accesso alla contribuzione:
* 80% della manodopera lucana
* 80% della materia prima lucana
* 80% del conto lavorazione lucana

Il vantaggio di una proposta del genere sarebbe quella di agevolare le aziende di trasformazione
che a loro volta creerebbe una rete di fornitori locali che creerebbe lavoro locale e creerebbe un circolo virtuoso.

Faccio un esempio per rendere meglio l'idea.
Un imprenditore decide di aprire un pastificio in Lucania.
Un pastifico avra' bisogno di materie prime e dovra' avere dei fornitori di grano lucano e di acqua e di farine.
Ma il pastifico avra' bisogno anche di imballare il prodotto e quindi ci sara' la possibilita' che un piccolo imprenditore locale apri un'azienda di imballaggi che a sua volta beneficerebbe di contributi ed a sua volta avra' bisogna di grafici che creino l'immagine degli imballaggi.
Il pastificio avra' bisogno di esportare il prodotto ed avra' bisogno di una impresa che curi la logistica.
In questo modo si crerebbe una sorta di rete legata all'industria della pasta.

saverio-
pugliese
Principiante
Posts: 45
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Post Re: Industrie di trasformazione
il: September 6, 2013, 15:15
Cita:

purtroppo non e' cosi' semplice.
A causa della "globalizzazione" produrre beni(sopratutto di largo consumo)oppure servizi collaterali concorrenziali,nella nostra Regione, e' e diventera' sempre piu' difficile.
La distanza dai mercati di sbocco principali, i maggiori costi produttivi oltre al fallimento delle politiche di sostegno alle imprese locali ( non effettuate con successo nel passato), sono da ostacolo alla possibilita' di creare una vera "filiera" che abbia continuita' anche nel futuro.
Si dovra' puntare sopratutto a produrre beni di qualita'(o migliorare quelli esistenti), con bassi investimenti produttivi e facilmente ri-convertibili (evitando casi ad es.come La Natuzzi) e destinati a nicchie di mercato specifiche.

Pietro De-
Angelis
Pro
Posts: 200
Permalink
Post Re: Industrie di trasformazione
il: September 7, 2013, 18:06
Cita:

Rispondo alle considerazioni fatte oltre che da Saverio anche da Tramutola ed Alberti.
Per Saverio, conosco molto bene la questione legata ai siti produttivi salottieri visto che hai citato Natuzzi, per aver collaborato per diversi anni con Nicoletti (che ha licenziato 450 persone e contestualmente dopo aver cambiato nome si accordava con dei terzisti cinesi).
Faccio notare a te , a Gianluca ed a Alberti che questa mia proposta e' molto meno onerosa per la collettivita' rispetto a quella attualmente in uso alla regione Basilicata.
Sarei daccordo con Gianluca e con Alberti a ridurre i benefici per l'imprenditore se fosse una industria che producesse beni non di trasformazione.
E' stata voluta e pensata questa proposta perche' il contributo speso su questo tipo di azienda si andrebbe a riverberare sugli agricoltori, e sarebbe una specie di contributo aggiuntivo alla rete agricola.
Vi faccio notare inoltre che l'immobile rimarrebbe di proprieta' dell'ente regione e questo renderebbe molto semplice l'eventuale reindustrializzazione del sito produttivo.
Ripeto daccordissimo con voi se si trattava di industrie che producevano beni non legati al mondo agricolo.

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