CASO COVA E SUICIDIO GRIFFA. LO SPAVENTOSO SILENZIO DELLE ISTITUZIONI REGIONALI.

È spaventoso il silenzio della politica lucana sulle ultime vicende relative al Centro Oli di Viggiano. Mentre la stampa continua a pubblicare estratti della documentazione che avrebbe portato al trasferimento dell’ing. Griffa, perché non allineato con la politica di ENI, mentre il MoVimento 5 Stelle continua a chiedere una commissione di inchiesta per accertare e responsabilità di ENI rispetto alla gestione del petrolio in Val d’Agri, domina il silenzio della maggioranza di governo di questa Regione.

Nessuno parla, nessuno commenta le notizie di queste ore, nessuno ai piani alti della Regione interviene per assumere una presa di posizione forte e decisa a tutela degli interessi di questo territorio.

Lo stesso Presidente Pittella che con spavalderia aveva commentato nel consiglio regionale straordinario i dati dell’indagine VIS, oggi preferisce tacere rispetto alle ultime vicende che stanno emergendo e che coinvolgono ancora una volta Eni, il centro Oli di Viggiano, le estrazioni petrolifere nella nostra Regione.

Perché tutto questo silenzio? Come mai la Regione non ha inteso intraprendere alcuna azione per verificare quanto sta emergendo giorno dopo giorno?  Perché continua questa complicità silenziosa con ENI?

La risposta è semplice e scontata, troppi interessi e troppi legami uniscono l’azienda del cane a sei zampe e i politici lucani. Troppi interessi si intrecciano in Val d’Agri e mai questi politici avranno il coraggio di intraprendere azioni veramente forti contro ENI.

Scoprire oggi che Eni sapeva già dal 2012 delle perdite presenti nei serbatoi del Centro Oli di Viggiano, che l’ing. Griffa – ex responsabile dello stabilimento – aveva già segnalato tutto ai vertici aziendali e che la risposta è stata il trasferimento proprio dell’ingegnere e non gli interventi di messa in sicurezza, conferma quanto sosteniamo inascoltati da anni.

Scoprire che di fatto Eni ha messo in pericolo la salute pubblica e la sicurezza dei cittadini volutamente con comportamenti omissivi, offre il segno di quanto Eni ci tenga alla nostra gente e al nostro territorio.

Purtroppo queste verità che per noi erano e sono evidenti, per altri sono da nascondere, da tenere celate perché Eni deve continuare il suo lavoro di distruzione e qualcuno deve continuare la scalata politica in vista di poltrone sempre più grandi e sempre più comode.

Sarebbe bello sentire un commento degli aspiranti candidati alla segreteria del PD rispetto a queste nuove vicende che coinvolgono il Centro Oli di Viggiano. Sarebbe bello sapere dagli aspiranti segretari se sono d’accordo con questa colonizzazione della nostra Regione da parte del cane a 6 zampe, oppure se è arrivato il momento di dire basta.

Basta ad una forma di industrializzazione che non ha portato né ricchezza né sviluppo.

I dati al riguardo sono chiari e la fuga di persone dalla nostra Regione dimostra in   maniera più che evidente quanto andiamo sostenendo. La popolazione lucana nel periodo tra il 2001 e il 2016 è passata da 597.468 persone a 570.365 persone.

È chiaro che non si possono più liquidare le questioni scaricando su altri le responsabilità politiche di quello che è stato e che ancora è. Chi oggi amministra questa Regione è figlio del sistema che ieri ha stretto accordi con ENI e soci. Chi oggi amministra questa Regione sedeva ieri in consiglio regionale. Chi amministra questa regione è stato ieri Sindaco, Assessore Comunale, Assessore Regionale, Presidente di Provincia, è porta addosso il peso della responsabilità di quanto successo in tutti questi anni.

Occorre vera discontinuità e se non sarà questa Giunta e questo Consiglio in grado di darla, siamo sicuri che il futuro potrà portare piacevoli sorprese anche in Basilicata.

Gianni Leggieri
Capogruppo M5S Basilicata

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