Le verità nascoste dell’Ospedale di Melfi.

Il consiglio comunale aperto che si è svolto nei giorni scorsi a Melfi è stata l’ennesima occasione per il nostro Presidente di Regione per portarsi avanti con la campagna elettorale e soprattutto per raccontare frottole ai cittadini lucani. Un consiglio comunale fatto esclusivamente per confondere le acque e non dare risposte ai problemi reali del nosocomio di Melfi, facendo passare l’idea che tutto va bene. Peccato che non è così e che in tanti problemi restano ancora in piedi ed irrisolti. La realtà ci dice che nell’Ospedale di Melfi da tempo ci sono problematiche serie a causa della carenza di infermieri specialmente nel reparto di Medicina e al Pronto soccorso.

Carenza di personale aggravata da maternità, trasferimenti, pensionamenti e lunghe malattie. Ad aggravare la situazione già precaria del personale dell’Ospedale, si è aggiunta la solita prassi della politica lucana di utilizzare promozioni e nomine per comprare il silenzio di chi avrebbe tutto il diritto di protestate. Così, a cavallo tra fine dicembre 2016 e inizio gennaio 2017, in pieno passaggio dell’Ospedale di Melfi sotto il controllo del San Carlo di Potenza, ecco arrivare un’infornati di promozioni sul campo di diversi infermieri nominati improvvisamente coordinatori di Unità Operative in fase di accorpamento e con pochi posti letto.

Una scelta discutibile di cui non si parla per non urtare la sensibilità di nessuno, ma che ha creato non pochi problemi determinando uno spreco di risorse umane ed economiche di non poco conto. Ma naturalmente la politica è molto più impegnata a rispettare le promesse elettorali e a perseguire le sue attività clientelari, piuttosto che impegnarsi per garantire il rispetto dei livelli minimi di assistenza con buona pace di chi è costretto a fare turni massacranti o di chi si trova in un letto senza l’opportuna assistenza. Pensiamo al reparto di medicina dove ruotano in tutto 10 infermieri (oltre a 2 part-time) per 22 posti letto (oltre alla cella per i detenuti) e confrontiamolo con il reparto di pediatria dove troviamo lo stesso numero di infermieri per la bellezza di 3 posti letto. Ha un senso questo ?

Ma, vi è di più.

Qualcuno ha pensato di verificare la situazione dei trasferimenti di personale (soprattutto infermieristico) per capire come l’elevato tour over che si registra presso la struttura incide negativamente sulla qualità del lavoro e dei servizi resi? Certo che no.  Oppure, si è mai pensato di creare una cabina di regia, un ufficio infermieristico, per gestire il personale nelle diverse unità operative e garantire maggiore equilibrio tra i reparti e una maggiore qualità del servizio ? Ancora una volta la risposta è no.

Meglio continuare a navigare a vista costringendo gli infermieri a turni massacranti e a sopperire all’ultimo momento alle mancanze fisiologiche dovute a malattie o altro. Resta poi da analizzare la problematica dell’orario di lavoro che affligge il personale del Dipartimento Emergenza Urgenza. Dal 1 dicembre 2015 a tutt’oggi, l’orario di lavoro notturno è stato portato dalle 10 ore precedenti alle attuali 12 ore. SI tratta di turni lavorativi faticosi e stressanti, ma soprattutto di turni che rischiano seriamente di mettere in pericolo i pazienti. La singolarità è che la normativa europea di riferimento da ultimo intervenuta sul tema dell’orario di lavoro, impone semplicemente che tra un turno e l’altro l’infermiere dovrebbe rispettare un periodo di riposo di almeno 11 ore.

Invece, a Melfi si è pensato di modificare i turni di lavoro, piuttosto che adeguarsi alle indicazioni provenienti dall’Europa. Ma la cosa più strana, è che questa modifica oraria ha riguardato solamente il reparto di Emergenza Urgenza, in quanto gli infermieri che lavorano presso i restanti raparti (ginecologia- pediatria – neonatologia- ortopedia- ecc..) hanno avuto una modifica oraria, ma di un’ora soltanto (per costoro, quindi, il turno notturno è di 11 ore come accade peraltro al San Carlo). Come si giustifica questa disparità di trattamento tra infermieri appartenenti alla stessa Azienda Sanitaria ed operanti addirittura nella stessa struttura? Altro mistero. Senza considerare che invece negli altri presidi ospedalieri ricadenti sotto la competenza sempre dell’Azienda San Carlo di Potenza (quindi Lagonegro e Villa d’Agri) ci risulta che l’orario in vigore sia ancora quello di 10 ore.

Difficile trovare una logica a tutto questo, come è difficile trovare una logica alle inaugurazioni farlocche fatte in questi anni a Melfi dal Presidente Pittella e dai suoi seguaci. Ma, ormai è chiaro che la verità sull’Ospedale di Melfi è ben nascosta e si sta facendo di tutto per evitare che venga alla luce.

Gianni Leggieri 
Portavoce Regionale M5s Basilicata 
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In : salute

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