I risultati della Commissione Bratti devono far riflettere la politica lucana.

La relazione finale presentata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti approvata il 20 febbraio scorso della Camera dei Deputati lascia pochi alibi alla politica lucana e conferma tante delle critiche avanzate in questi anni al sistema dei controlli e non solo.

La Commissione, è bene ricordarlo, aveva fatto tappa in Basilicata dopo l’inchiesta della magistratura di Potenza in merito al presunto traffico illecito di rifiuti che aveva determinato il sequestro del Cova di Viggiano.

A seguito di tale evento, quindi, la Commissione ha attenzionato la situazione della nostra Regione arrivando a conclusioni non dissimili da quelle che tutti conosciamo.

L’inchiesta della Commissione ha portato alla luce una serie di carenze nei controlli, ma anche carenze legate ai legami tra Eni e Regione Basilicata, oltre che a scelte politiche non certo oculate. Ma andiamo con ordine.

Per quanto riguarda la situazione dei controlli, la relazione ha bocciato senza appello la gestione degli ultimi anni di Arpab evidenziando come le carenze strutturali hanno inciso sulla possibilità di intervento dell’Agenzia e hanno innescato un senso di scarsa fiducia. Di fatto, l’Arpa Basilicata si è trovata completamente delegittimata per colpa di chi avrebbe dovuto invece garantirne la massima efficienza e credibilità.

Per quanto attiene alle Regione Basilicata, invece, sostanzialmente si chiede una inversione di tendenza totale rispetto a scelte politiche ed azioni concrete da porre in essere per migliorare i controlli, ma anche per incentivare le attività economiche eco-compatibili.

Una critica serrata, infine, la Commissione la ha riservata anche al sistema delle royalties e alla loro utilizzazione. Il problema dell’uso non corretto che vi è stato in tutti questi anni delle royalties derivanti dalle attività estrattive è sicuramente una delle principali. Somme che non sono state adoperate per programmare uno sviluppo alternativo, somme che non sono state utilizzate per promuovere investimenti, ricerca e per favorire la tutela ambientale, ma semplicemente per garantire le solite politiche clientelari.

E’ chiaro che i risultati della relazione della Commissione evidenziano in maniera inequivocabile il fallimento della politica lucana, delle scelte operate da chi ha gestito la cosa pubblica e governato il fenomeno in maniera del tutto inadeguata.

Rispetto a questo quadro si rende necessario una netta inversione di tendenza che non può passare solamente attraverso comunicati stampa e annunci, ma deve essere suffragata da atti e provvedimenti concreti che devono essere presi in tempi celeri.

Maggiori controlli, investimenti sul personale e le apparecchiature, maggiore trasparenza, coinvolgimento delle popolazioni e delle associazioni, risposte più celeri, investimenti in innovazione e tecnologie, ma soprattutto una politica di sviluppo che sappia puntare alla creazione di un sistema eco-compatibile sempre meno dipendente dal petrolio.

Il capogruppo M5S Basilicata
Gianni Leggieri

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