Zona Franca Energetica, ennesimo tentativo di legare la sopravvivenza della Basilicata al petrolio e di camuffare la realtà. Il Piano energetico del M5S propone di puntare sulle rinnovabili con l’uscita dal fossile entro il 2050

Far passare la Zona Franca Energetica come la soluzione allo spopolamento e alla crisi economico-sociale della Basilicata è un vero e proprio insulto rivolto a tutti i cittadini lucani, che hanno espresso con forza la propria idea, superando il quorum del 50% nel referendum antitrivelle del 17 aprile scorso, in merito allo sfruttamento della nostra regione da parte delle multinazionali del petrolio.

La politica del PD lucano e di Pittella ormai non ha nessun altro progetto se non quello di far riprendere al più presto le attività di ENI presso il Centro Oli di Viggiano, cercando di legare definitivamente il presente e il futuro della nostra meravigliosa regione al petrolio e al mondo fossile.

Un ulteriore passo fatto in questa direzione è proprio questa malsana idea dell’istituzione di una Zona Franca Energetica proposta dal quasi ex assessore all’Ambiente, Berlinguer, di cui non sentiremo sicuramente la mancanza, vista la sua forte propensione al fossile, a cui hanno aderito l’Anci e ben 100 comuni lucani.

Leggendo le deliberazioni comunali, infatti, non si può non notare un passaggio che risulta a dir poco inquietante, perché ogni Comune si impegna “a porre in essere tutti gli atti politici ed amministrativi necessari, affinché si provveda con urgenza all’istituzione di una zona a fiscalità differenziata nell’intero territorio della Basilicata, al fine di garantire la compensazione del consumo di territorio derivante dall’attività di coltivazione di idrocarburi e così superare il gap di sviluppo di un’area geograficamente svantaggiata, attenuando al contempo la diffusa percezione di uno sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali senza una concreta e duratura ricaduta sul territorio“.

Senza inutili giri di parole ogni comune che ha deliberato “aderisce” allo scambio su tutto il territorio regionale in termini di “compensazione”, per un consenso diffuso nei confronti dello sfruttamento petrolifero della regione, ottenuta attraverso il tentativo di modificare la “percezione” da negativa in positiva da parte dei lucani, sulle attività petrolifere. Nel concreto è l’accettazione consensuale per possibili ricerche ed estrazioni petrolifere sul proprio territorio.

Voglio sottolineare che non ci sono stati veri e durevoli benefici derivanti dalle royalties ricevute negli ultimi 20 anni in Basilicata, quindi siamo di fronte a una politica economica ed energetica totalmente fallimentare. Inoltre, gli ultimi dati sul settore petrolifero in Italia sono eloquenti con oltre 500 posti di lavoro persi nel distretto di Ravenna, dati che smentiscono seccamente Renzi che, per far fallire il referendum sulle trivelle, ha ripetuto per settimane come un mantra: “se vince il Sì a rischio migliaia di posti di lavoro”.

A questo progetto inaudito della Zona Franca Energetica, il cui unico scopo, sottolineo, è quello di far cambiare la percezione negativa sulle estrazioni petrolifere in territorio lucano si affianca la “litania” di Pittella, ormai in costante pellegrinaggio verso Roma e Palazzo Chigi, che quotidianamente minaccia il possibile dissesto finanziario della Regione, causato dalle mancate entrate, 300 mila euro al giorno, derivanti dalle royalties del petrolio, che non stanno più maturando a seguito del blocco della produzione del Centro Oli ENI di Viggiano.

Questo non fa altro che certificare il fallimento della politica lucana degli ultimi 30 anni, in cui l’ambiente e la‪ salute dei cittadini sono stati sempre sacrificati a vantaggio di interessi economici e personali, senza riuscire a mettere in campo un progetto strategico di sviluppo della Regione.

Torno a ripetere ancora una volta che se Pittella, il PD e la nuova ammucchiata presente in  maggioranza, in Consiglio Regionale, non si ritengono capaci di amministrare i lucani, la sanità, l’Università senza i milioni di euro derivanti dalle ‪‎royalties, vadano a casa, perché  non possiamo più accettare l’elemosina e i ricatti delle multinazionali del petrolio.

Continuo a chiedere che cosa è cambiato in ‪‎ARPAB dal 31 marzo, giorno in cui la Procura ha bloccato il lavori presso il COVA. Voglio ricordare le parole de Tribunale del Riesame che solo poche settimane fa ha sottolineato come ENI ha potuto fare finora il bello e il cattivo tempo ai danni dei cittadini lucani, grazie a “controlli approssimativi e carenti” da parte dell’ARPAB che hanno evidenziato una “totale sudditanza nei confronti di ENI” da parte dei laboratori che analizzavano le acque.

I Governi Renzi e Pittella non vogliono investire seriamente sul futuro, non hanno un piano energetico che guarda al futuro, hanno solamente una visione miope.

Il M5S ha invece già presentato lo scorso aprile il Programma Energia nato grazie a due anni di lavoro, un tavolo tecnico permanente con esperti del settore, un confronto con i territori e l’analisi costante dei macrodati economici.

Da questo tavolo è emerso che il nostro è un Paese non autosufficiente, dipendente dalle forniture estere, e soprattutto ancora vincolato alle fonti fossili. Malgrado il grande sviluppo delle rinnovabili negli scorsi anni, che prometteva finalmente l’avvio del cambio di paradigma, molto provvedimenti del governo hanno posto ostacoli a tale cammino: cambio degli incentivi alle rinnovabili, rallentamenti nelle disposizioni relative alle reti, e soprattutto aiuti di Stato alle fonti fossili volti a tenere in vita un mercato che da solo, probabilmente, si avvierebbe alla sua fine naturale.

Solo un investimento massiccio e strategico sulle energie rinnovabili potrà portare alla creazione di migliaia di posti di lavoro.

Il problema, ripeto, è che per progettare un piano energetico nazionale occorre voler pensare nell’ordine di decenni. Occorre avere una visione, un obiettivo a lungo periodo a cui si cerca di tendere, tutte caratteristiche di cui i vecchi politici fanno volentieri a meno concentrati come sono sui titoli di domattina o al massimo le prossime elezioni. Le sorti del Paese fra venti o trent’anni interessano poco o nulla.

Il M5S, movimento di cittadini, per sua natura pensa al futuro ed alle prossime generazioni, alla sostenibilità ambientale e all’indipendenza energetica del Paese. Per questo il Programma Energia che abbiamo presentato avrà effetto sul sistema energetico a partire dal 2020 e la completa uscita dalle fonti fossili entro il 2050.

Gianni Leggieri
Capogruppo M5S Basilicata

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