ARPAB e Regione pronte a monitorare le attività di ENI in Val d’Agri? L’inquinamento ambientale non svanisce magicamente.

In questi ultimi giorni si sono susseguite diverse notizie in merito alla possibile ripartenza, si ipotizza ad ottobre, delle attività del Centro Oli di Viggiano, condite dalle dichiarazioni di De Scalzi, Amministratore Delegato ENI che ha parlato di fine dei lavori di adeguamento, iniziati dopo il dissequestro temporaneo disposto dalla Procura di Potenza, prevista entro il mese di agosto.

Mentre tanti esponenti politici lucani, soprattutto consiglieri regionali della maggioranza auspicano una ripresa delle attività in tempi celeri, e un comitato “Un Patto per la Val d’Agri”, in apprensione per la situazione socio-economica, chiede a Pittella di accelerare gli iter burocratici per le autorizzazioni alle modifiche, io mi chiedo se l’ARPAB e la Regione siano pronte a monitorare le attività svolte da ENI in Val d’Agri, tutelando l’ambiente e la salute dei cittadini lucani.

Che cosa è cambiato in ARPAB dal 31 marzo, giorno in cui la Procura ha bloccato il lavori presso il COVA? Voglio ricordare le parole de Tribunale del Riesame che solo poche settimane fa ha sottolineato come ENI ha potuto fare finora il bello e il cattivo tempo ai danni dei cittadini lucani, grazie a “controlli approssimativi e carenti” da parte dell’ARPAB che hanno evidenziato una “totale sudditanza nei confronti di ENI” da parte dei laboratori che analizzavano le acque.

E soprattutto non possiamo dimenticare che a fronte di un prezzo altissimo pagato dalla Regione in termini di salute pubblica e devastazione del territorio, i vantaggi economici sono stati veramente pochi e limitati a poche persone. Certo, qualcuno ha avuto grossi vantaggi, ma questo qualcuno è la stessa ENI, che solamente adesso, di fronte a una perdita economica di 3 milioni di euro al giorno si sta adoperando per l’adeguamento richiesto in maniera rapida, e qualche politico lucano che deve le sue fortune romane proprio all’amicizia con certe lobbies.

Voglio ricordare che ENI in Basilicata paga royalties ridicole, le più basse al mondo e che ha tutta la convenienza a restare a queste condizioni nella nostra terra. È un dato questo che va ricordato, anche se non è l’aspetto economico della vicenda ad interessarmi di più. Per onore di verità però non si può nascondere ai cittadini lucani che i benefici della occupazione del nostro territorio sono tutti per ENI e che nessuno degli accordi siglati ormai 20 anni or sono è stato rispettato dalla compagnia del cane a sei zampe.

Noi non abbiamo la memoria corta e come M5S continueremo la nostra battaglia contro lo sfruttamento petrolifero della nostra meravigliosa regione e vigileremo a tutti i livelli istituzionali, affinché siano messi al primo posto la tutela dell’ambiente e la salute dei lucani.

Confido nel lavoro della magistratura, che deve andare fino in fondo condannando i colpevoli, che dovranno provvedere alle bonifiche dei territori inquinati e deturpati negli ultimi 20 anni.

Gianni Leggieri
Capogruppo M5S Basilicata 

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