Il “reddito minimo di inserimento” di Pittella si è trasformato in un mostro burocratico.

Nell’ultima seduta di Consiglio Regionale, chiusasi ancora una volta per mancanza del numero legale e fortemente condizionata dalla ormai stucchevole guerra interna al PD, l’Assessore Franconi ha finalmente risposto ad una nostra interrogazione (datata novembre 2015) sui ritardi nell’avvio del “Programma per un reddito minimo di inserimento”.

Dopo un anno di pura propaganda e annunci che avevano il solo scopo di riempire inutilmente pagine di giornali, quello che Pittella definisce “reddito minimo di inserimento” ma che non è altro che un rimborso spese forfettario (ammontante da 450 euro ad un massimo di 550 euro mensili), non è ancora partito. Questa è l’unica certezza che emerge dalle parole della Franconi che in aula, ancora una volta, si è limitata a leggere meccanicamente la solita velina redatta dal competente ufficio regionale.

I motivi del ritardo sono sempre gli stessi e difficilmente riusciamo a scorgere una soluzione a breve termine. La giunta Pittella considera la misura come “sperimentalee fatta di “soluzioni e percorsi amministrativi inediti”. Come ben sappiamo, il bando era strutturato per 2 categorie: una composta dai fuoriusciti dalla mobilità in deroga (categoria A), l’altra da cittadini disoccupati o inoccupati con ISEE al di sotto di 9000 € (categoria B). Le prime falle del programma pittelliano sono emerse a seguito dell’introduzione del nuovo modello ISEE; ma, stando a quanto affermato dalla Franconi, vi sono altri problemi, sempre di carattere burocratico, relativi ai profili professionali dei beneficiari, alla loro residenza e alle sedi di realizzazione dei progetti per l’inserimento nel mondo del lavoro.

Nel frattempo, la Regione ha istituito l’ennesima Agenzia regionale, la LAB (Lavoro e Apprendimento Basilicata): l’agenzia dovrebbe essere il “baricentro” nella gestione degli aiuti a favore di chi è in cerca di occupazione, curando sia gli ammortizzatori sociali classici (cigo, cigs, mobilità ordinaria, in deroga, ecc.), sia il “tutoraggio” per il reinserimento nel mondo del lavoro. La LAB è il nuovo contenitore di realtà ampiamente fallimentari (dal punto di vista dell’efficacia nel trovare lavoro a chi non ce l’ha) ed ha come unico obiettivo quello di garantire un lavoro a chi già ce l’ha: ovvero “risistemare” il personale degli attuali Centri per l’Impiego (ex uffici di collocamento) e delle agenzie di formazione della Provincia di Potenza (APOF-IL) e di Matera (AGEFORMA). Nella LAB non c’è alcun elemento di novità che possa  davvero far sperare in una riorganizzazione innovativa e, finalmente, moderna dei servizi regionali all’occupazione.

Alla luce di quanto dichiarato dalla Franconi, anche il “reddito minimo di di inserimento” si sta piano piano trasformando in un mostro burocratico, lontano anni luce dagli scopi nobili che si dovrebbe prefiggere una vera e stabile misura di sostegno al reddito delle persone e delle famiglie in difficoltà economica. Le misure messe in campo fino ad ora dai governi nazionali e regionali si sono rivelate un vero e proprio flop: garanzia giovani, jobs act e tirocini formativi. Sono pochi i nuovi posti di lavoro creati e la povertà (assoluta e relativa) continua a crescere.

Il Presidente Pittella anzichè piagnucolare e fare leva sul ricatto occupazionale (pensiamo allo stop del COVA di Viggiano), venga nella competente commissione consiliare a discutere seriamente su misure strutturali quali il “reddito di cittadinanza” o di dignità. Oltre a  quella da noi proposta, vi sono, in materia, altre proposte in attesa di essere discusse: i colleghi Consiglieri facciano prevalere il buon senso; lascino da parte i meri interessi di bottega e rispondano positivamente al nostro appello. Non c’è più tempo da perdere: fuori dai palazzi della politica ci sono sempre più persone disperate. E la loro pazienza si sta pian piano assottigliando.

Gianni Perrino
Portavoce M5S Basilicata – Consiglio Regionale

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