Natuzzi dimentica 365 lavoratori, ma si appresta a ricevere 38 milioni di euro da MISE, Regione Puglia e Regione Basilicata.

Era il 1959 quando Pasquale Natuzzi da Matera fondava l’omonimo gruppo che, partito dalla sua sede di Santeramo in Colle (Ba), è diventato leader mondiale nella progettazione, produzione e vendita di divani, poltrone, mobili e complementi d’arredo. Agli stabilimenti di Santeramo, Matera, Laterza e Ginosa negli anni si sono aggiunti quelli ubicati in Cina, Brasile e Romania e, dal 1993, il gruppo è quotato anche alla borsa di New York.

Ma non è tutto oro quel che luccica!

Per arrivare a questi eccelsi livelli il Gruppo Natuzzi ha sposato le spietate logiche del turbo-capitalismo e del dumping sociale e, come spesso accade, a farne le spese sono stati gli operai, soprattutto quelli lucani e pugliesi. Negli ultimi vent’anni, la forza lavoro del Gruppo Natuzzi si è costantemente ridotta passando dai 3.466 dipendenti con contratto di lavoro subordinato del 1997 ai 2.860 del 2013. Natuzzi, poi, dal 13 gennaio 2004 ha fatto ininterrottamente ricorso agli ammortizzatori sociali (in particolare Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria – CIGS – e cassa integrazione guadagni in deroga), tutte misure a carico del bilancio INPS e, quindi, dello Stato. Negli ultimi due anni sono stati sottoscritti una serie di accordi, sulla carta, mirati alla salvaguardia dell’attività in Italia e al successivo rilancio. Gli accordi prevedono un massiccio utilizzo di contratti di solidarietà con la riduzione del 40% delle ore lavorative per 1918 lavoratori oltre alla realizzazione di percorsi formativi del personale per agevolare i processi di riorganizzazione produttiva.

Da questi accordi sono rimasti fuori 365 operai, letteralmente parcheggiati nello stabilimento di Ginosa, stabilimento che, nonostante sia fermo dal novembre 2013, viene definito “unità di riallocazione”. Per Natuzzi questi 365 operai sono esuberi rispetto ai quali si impegna a procedere all’eventuale “repechage” per sostituire i lavoratori che dovessero cessare, per qualsiasi motivo, il proprio rapporto di lavoro sui restanti 4 siti produttivi situati a Santeramo in Colle (Ba), Matera e Laterza (Ta). Tuttavia, dai verbali siglati sia presso il Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale che presso il MISE non si desumono i criteri di scelta dei 365 lavoratori che sono stati collocati in CIGS a zero ore e trasferiti in uno stabilimento di Ginosa che, si ribadisce, è stato chiuso nel 2013.

La vicenda, oltre alla drammaticità della situazione per i 365 lavoratori lasciati in un vero e proprio limbo, assume altri contorni ancora più paradossali. Infatti il Gruppo Natuzzi è riuscito a strappare, grazie ad un accordo di programma che vede coinvolti MISE, Regione Puglia e Regione Basilicata, ben 38 milioni di Euro, fondi che serviranno a  sostenere gli investimenti della medesima Natuzzi SpA da realizzarsi nei predetti complessi industriali di Matera, Santeramo in Colle e Laterza.  E’ bene sottolineare che si tratta di fondi pubblici, ovvero soldi di tutti i cittadini, e per di più con uno scopo ben preciso. La Regione Basilicata è uno degli attori che ha contribuito all’accordo di programma stanziando risorse per quasi 2,5 milioni di euro: per questo abbiamo chiesto all’Assessore Liberali quali azioni intende mettere in campo per chiedere al Gruppo Natuzzi di ristabilire giustizia per questi 365 lavoratori.

In vista di questo 1 Maggio crediamo sia importante mandare un messaggio forte e chiaro ai grandi imprenditori e alle aziende che amano attingere a piene mani dai contributi pubblici, interpretando, e cancellando, a loro piacimento i diritti dei lavoratori, grazie anche al “Job Act” renziano. Non riteniamo affatto ammissibile scaricare centinaia di lavoratori (e le loro famiglie) in cassa integrazione a 0 ore, proponendo progetti dai nomi ammiccanti ma senza alcuna prospettiva seria e certa. L’unica cosa certa è la scadenza della stessa cassa integrazione, a metà ottobre prossimo. E poi? Che ne sarà di questi lavoratori? Natuzzi ricordi che la dignità dei lavoratori viene prima dei concetti divolume”, “margine” o  “riposizionamento del prodotto”. E profitto.

Qui testo interrogazione

Gianni Perrino
Portavoce M5S Basilicata – Consiglio Regionale

 

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