Referendum abrogativi: la Corte di Cassazione fa marcia indietro e salva solo il sesto quesito.

Con Pittella che strombazza i presunti successi di questi 2 anni di (mal)governo regionale, va avanti, tra mille ostacoli, il cammino dei sei quesiti referendari abrogativi deliberati da 10 Consigli Regionali: venerdì 8 Gennaio è stata convocata in tutta fretta una nuova riunione presso la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome per discutere gli ultimi sviluppi dell’iter referendario.

Come avevamo ampiamente preannunciato, le modifiche introdotte da Renzi con l’ultima legge di stabilità, oltre a cercare di eludere gli obiettivi dei referenda proposti dalle Regioni, hanno avuto l’effetto di complicare enormemente il cammino degli stessi. Il nuovo anno si è aperto con la marcia indietro da parte della Corte di Cassazione che ha “richiamato” in tutta fretta i sei quesiti referendari per riesaminarne l’ammissibiltà alla luce delle modifiche introdotte alla normativa sulle trivellazioni petrolifere dall’ultima legge di stabiltà (entrata in vigore il 1 Gennaio 2016). Risultato: con ordinanza la Corte di Cassazione ha ritenuto che Renzi abbia, di fatto, recepito la gran parte delle richieste referendarie e, quindi, ha “cancellato” cinque dei quesiti, lasciandone in piedi solo uno, il sesto, quello sulle trivellazioni in mare entro le 12 miglia dalla costa che sarà l’unico a giungere, nei prossimi giorni, all’esame della Corte Costituzionale.

Nella memoria difensiva presentata in Cassazione, il prof. Stelio Mangiameli, avvocato incaricato dalle dieci regioni proponenti i referendum, ha evidenziato che le modifiche introdotte dalla legge di stabilità 2016 non avevano prodotto gli effetti auspicati su tre dei sei quesiti referendari abrogativi: il n. 2 (piano aree), il n. 3 (proroghe titoli concessori) ed il n. 6 (trivellazioni entro le 12 miglia marine). Per questo, Mangiameli chiedeva alla Corte di Cassazione di:

  • ritenere esaustive le modifiche introdotte dalla legge di stabilità per quanto riguarda il primo, il quarto e il quinto quesito;
  • sollevare innanzi alla Corte Costituzionale il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sulla norma della legge di stabilità 2016 che cerca di “disinnescare” il 2° quesito referendario abrogando il piano delle aree e, quindi, estromettendo le regioni;
  • rimodulare ed unire il  terzo (limiti alla durata del “titolo concessorio unico”) e il sesto quesito (stop a ricerche e prospezioni petrolifere entro le 12 miglia marine).

Alla luce della ordinanza della Corte di Cassazione, il referendum risulta essere solo parzialmente accolto: rimane in piedi  il sesto quesito, cioè  quello relativo alle trivellazioni entro le 12 miglia marine.

Si aprono quindi nuovi scenari e si materializzano sempre più le reali intenzioni del ducetto fiorentino: depotenziare ed annacquare le richieste abrogative dei Consigli Regionali per lasciare al Governo totale discrezionalità sulla politica energetica e sulle fonti fossili (petrolio in primis).

Lacorazza, il Presidente del Consiglio regionale di Basilicata, “capofila” dei 10 consigli regionali, non ha perso tempo per esternare, per l’ennesima volta, la sua “piena” soddisfazione per la decisione della Cassazione. Con tutto il rispetto, la soddisfazione di Lacorazza ci appare “pavloviana”. Con la legge di stabilità 2016, Renzi ha dovuto digerire a forza 3 dei 6 quesiti, cercando faticosamente di disinnescare ed eludere i restanti e cancellando il principale strumento che avrebbe rafforzato il principio di “leale collaborazione” tra Stato e Regioni in materia di estrazioni petrolifere, rappresentato dal cd. ‘piano delle aree’. Con tutto l’ottimismo possibile, fatta eccezione per la “sopravvivenza” del sesto quesito (che mira a vietare le trivellazioni entro le 12 miglia marine), non si riesce davvero a scorgere altri aspetti positivi da questi ultimi convulsi sviluppi. A questo punto si rende  necessario, per i Consigli Regionali, attraverso i propri delegati, sollevare il conflitto di attribuzione innanzi alla Corte Costituzionale per quanto attiene i quesiti n. 2 (il piano delle aree) e n. 3 (durata massima dei permessi).

Lo evidenziamo ancora una volta: solo dalla abrogazione referendaria delle vergognose norme “SI-Triv” contenute principalmente nello Sblocca Trivelle (c.d. Sblocca Italia) può arrivare un serio argine ai nefasti effetti  delle piroette de “il Bomba” e della sua variegata congrega di finti ‘NO-Triv’.

Gianni Perrino
Portavoce M5S Basilicata – Consiglio Regionale

Condividi su:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked (required)

Referendum per uscire dall’ Euro
Giornalino del M5S Basilicata
Amministrazione Trasparente
Iscriviti alla Newsletter

Calendario
Archivi