Report da Bruxelles: ‘Citizen Access to EU Funds – Accelerating the Transition to a Low-Carbon Economy’

La mattinata del 30 settembre 2015 si è aperta con una presentazione tenuta da un funzionario del Parlamento Europeo (PE), il quale ha parlato ad una platea composta da portavoce comunali e regionali del Movimento 5 Stelle provenienti da diverse città italiane (Potenza, Chieti, Napoli, Termoli, etc.). É stata illustrata molto velocemente la storia del lungo processo che ha condotto all’unificazione e i vari trattati internazionali, stipulati tra i Paesi che via via si sono aggiunti all’Unione Europea, giungendo all’attuale composizione che vede la presenza di 28 Stati membri. Il più consistente passo verso il processo di espansione dei confini dell’UE, si è avuto nel 2004, con il passaggio da 15 a 24, con l’ingresso dei Paesi dell’Est. Oggi l’UE conta circa 500 milioni di abitanti. Ci sono altri Paesi candidati: Montenegro, Serbia, Albania, Turchia, Islanda e Macedonia. Altri due Paesi hanno richiesto l’ingresso: Bosnia e Kosovo. Per entrare nell’UE, i Paesi devono adeguarsi ad una serie di parametri di vario tipo, che vanno dalle politiche di cittadinanza a quelle, tanto discusse (a ragione, n.d.r.) di carattere monetario ed economico. Su questo punto si è aperta un’interessante discussione, dalla quale sono scaturite diverse informazioni interessanti, come ad esempio il fatto che Inghilterra e Danimarca continuano a conservare la propria sovranità in tema di politica monetaria (condizione possibile grazie ad una negoziazione) così come altri Paesi UE che però temporeggiano nell’adozione della moneta unica, mantenendosi al di fuori del rispetto degli standard in tale ambito, soprattutto a causa dell’evidente pericolo che si è palesato, in tutta la sua carica devastante, nella penosa vicenda che ha visto soccombere la Grecia, appena qualche mese fa, nelle trattative con la troika. In sostanza, su 28 Paesi UE, sono 19 quelli che hanno adottato l’euro, 2 che se ne sono tenuti fuori negoziando una deroga e 7 che continuano ad utilizzare la propria valuta, facendo leva sull’inadeguatezza dei parametri macroeconomici fissati in sede di adesione all’Unione. Una informazione importante, che non tutti conoscono, è che il Trattato di Lisbona, almeno sulla carta, permette ad un Paese di lasciare l’UE a condizioni negoziate. Successivamente, con il nostro portavoce Piernicola Pedicini, si è discusso di come si sviluppa il processo di legiferazione in ambito europeo. Gli organismi istituzionali coinvolti in tale processo sono:

  • la Commissione UE, composta da 28 commissari;
  • Il Parlamento Europeo, composto da 751 membri in rappresentanza delle varie forze politiche dei rispettivi Paesi, il cui numero rispecchia, in maniera prioritaria, la popolosità di ciascun Paese membro;
  • Il Consiglio UE, composto da 28 ministri dei rispettivi governi, ognuno dei quali rappresenta ciascun Paese membro.

 

Il grosso limite rappresentato da questo assetto istituzionale, è legato in gran parte al fatto che l’agenda politica è dettata dai commissari UE, ciascuno dei quali è individuato dalle maggioranze governative di ciascun Paese. La bozza del provvedimento è trasmessa al PE che, attraverso i lavori nelle commissioni parlamentari di merito (20 in tutto), discute ed emenda il testo, per poi votarlo in seduta plenaria e trasmetterlo al Consiglio UE che può approvarlo o chiederne la modifica, ritrasmettendolo al PE. Se dopo tre ‘rimpalli’ non si trova un accordo, il testo decade. Un fattore importante da non sottovalutare, è che il voto di ciascun componente del Consiglio rispecchia il peso di ciascun Paese membro nel Parlamento Europeo. Piernicola ha poi evidenziato il fatto che il gruppo parlamentare di cui fa parte il M5S (EFDD), in commissione ambiente ha 3 rappresentanti, tutti del M5S. Questo rappresenta un punto molto importante, visto che cercando la sponda da parte di altri gruppi in commissione, primo tra tutti quello dei Verdi, è possibile far passare non poche istanze, volte a migliorare i testi di volta in volta all’esame della commissione. Ha poi aggiunto che, paradossalmente, in alcuni casi il Consiglio tutela i cittadini più di quanto faccia il PE (ad esempio nel caso degli OGM). L’incontro mattutino si è concluso evidenziando come l’obiettivo principale del M5S è quello di arginare l’anomalia dello strapotere delle lobby e dare più forza alle istanze dei cittadini comuni. A seguito di una breve pausa pranzo, abbiamo partecipato al seminario sui fondi europei destinati alla transizione verso una società a bassa emissione di CO2. A moderare l’incontro, Piernicola. Ha cominciato a relazionare la dottoressa  Miladinova della Direzione Generale della Politica Regionale e Urbana della Commissione Europea, che ha cominciato il suo intervento riportando la volontà di non finanziare più discariche ed inceneritori e del concepimento di nuovi strumenti finanziari che permettano un ritorno economico ad esempio attraverso l’efficientamento energetico di edifici pubblici. Ha evidenziato la necessità di adottare strategie di prevenzione per ridurre a monte la generazione di rifiuti, per interconnettere energeticamente i vari Paesi UE, con l’obiettivo di costruire un futuro a basso tenore di carbonio. Il fulcro di questa visione è oggi l’efficientamento energetico degli edifici. Ha poi rappresentato la necessità che al processo collaborino tutti gli stakeholder. Il secondo intervento è stato quello della dottoressa Miccichè, della  Direzione Generale della Politica Regionale e Urbana della Commissione Europea, che ha esposto, in prima battuta, il quadro delle risorse previste per l’Italia, ovvero:

  • 20,6 miliardi per lo sviluppo regionale;
  • 10,4 miliardi per le politiche sociali;
  • 10,4 miliardi per lo sviluppo rurale;
  • Oltre 500 milioni per le politiche marittime.

Gli stanziamenti legati alla sostenibilità ambientale coprono il 45% circa del totale delle risorse e gli obiettivi tematici (OT) relativi, sono quelli che vanno dall’OT4 all’OT7. Gli stanziamenti più consistenti sono destinati alle regioni meno sviluppate. Ciascun Paese membro ha discusso l’accordo di partenariato per definire le priorità. Per l’Italia le priorità individuate sono:

  • Edilizia;
  • Sostegno alle imprese;
  • Sostegno alla cogenerazione ad alto rendimento;
  • Sostegno alle energie rinnovabili;
  • Reti di distribuzione intelligente;
  • Rischio idrogeologico, sismico, etc. ;
  • Tutela e protezione ambientale (miglioramento dei servizi ambientali, recupero siti inquinati);
  • Trasporto ferroviario, portuale, etc.

 

I programmi operativi di Calabria e Campania non sono ancora stati approvati. Per l’Italia è stato creato uno strumento che punta al rafforzamento amministrativo in tema di programmazione delle risorse UE. Ogni amministrazione deve nominare un responsabile per controllare l’attuazione del rafforzamento amministrativo. Il relatore successivo, la dottoressa Queen, della Direzione Generale sul Clima, ha illustrato il programma LIFE. Ci si concentra soprattutto sui fondi strutturali regionali e, nel 2016, le risorse stanziate dovrebbero avvicinarsi al 20% del totale. Il programma riguarda ambiente e clima. Esiste dal ’92 ed ha permesso di conseguire buoni risultati. Sono stati ideati una serie di strumenti finanziari che si concentrano su:

  • CCM (Climate Change Mitigation);
  • CCA (Climate Change Adaptation);
  • CGI (Climate Governance Information).

Ha poi fatto cenno agli IP (Integrated Projects) con i quali si punta ad adottare un’unica strategia su lungo periodo che si concentri su vaste aree e ad alcuni strumenti finanziari che hanno bisogno, per l’implementazione, di concretizzarsi attraverso progetti-pilota.

È stata poi la volta di Vincenzo Gente, esperto in Economia Circolare, che ha esordito illustrando il programma Horizon 2020, un programma settennale che prevede circa 77 miliardi di euro e si basa su tre priorità:

  1. Eccellenza nella scienza;
  2. Leadership Industriale;
  3. Sfide societarie ( politiche sull’innovazione in materia di salute, cibo, energia, trasporti e ambiente).

Nel biennio 2016/17 si punta a dare maggior enfasi nel portare soluzioni innovative, adottando un approccio sistematico per giungere alla creazione di più filiere produttive con progetti dimostrativi su larga scala. Le azioni dell’economia circolare possono aiutare a creare nuovi posti di lavoro ed a rendere più resilienti i territori, ovvero meno vulnerabili agli shock di varia natura che possono investirli. Sono previsti, nel 2016, bandi per l’eco-innovazione per una economia circolare e la riorganizzazione di tutte le filiere produttive. Ad Horizon 2020 possono partecipare sia soggetti privati che pubblici, comprese ONG.

È stata poi la volta di Rosa D’Amato, nostra portavoce in PE. Rosa ha posto l’accento sul cattivo uso dei fondi UE da parte delle amministrazioni pubbliche del belpaese. La spesa certificata in Italia, relativamente ai fondi UE del settennio 2007/13, è di 35 miliardi su 46 totali:  ben 11 miliardi in meno! Con ogni probabilità, ci troveremo davanti ad una riduzione dei fondi a disposizione, dato che è irrealistico che si riesca a certificare una spesa di 11 miliardi in soli tre mesi mancanti alla scadenza che, data la c.d. regola n+2, è prevista per il 31/12/2015. A questo rischio, molto probabilmente, le amministrazioni inadempienti porranno rimedio ricorrendo ai progetti sponda ovvero un artificio finanziario che permette di non incorrere nel disimpegno dei fondi. In altre parole, i fondi verranno dirottati verso progetti ‘last minute’. Tutto questo, dovrebbe rappresentare una extrema ratio, ma rischia di diventare una pratica patologica che rischia di generare una proliferazione di progetti inutili, messi in piedi solo per poter spendere le risorse, senza un vero beneficio per le comunità amministrate. Purtroppo, la conclusione è che, specie il Sud, non è capace di programmare. Fino ad ora si è utilizzato il metodo a pioggia per la destinazione delle risorse. Il Movimento 5 Stelle in Europa, propone un cambio di paradigma basato sui seguenti punti:

  • Programmazione basata sui veri bisogni del territorio;
  • Maggiore trasparenza nella predisposizione dei bandi;
  • Un ministero dedicato alla coesione territoriale;
  • Ripartizione dei progetti di spesa pianificata in modo da evitare il proliferare di progetti-fantoccio;
  • Scelta di dirigenti competenti in materia di programmazione comunitaria, audit di gestione, certificazione e controllo.

 

Pochi obiettivi giusti e duraturi, ovvero tutto ciò che in Italia non si sta facendo.  Isabella Adinolfi, portavoce M5S in PE, ha fatto il punto sugli strumenti a disposizione di Regioni e Comuni. Ha sottolineato la necessità che le amministrazioni pubbliche si dotino di capacità organizzativa e di governance, risorse umane, risorse strumentali. L’UE prevede un obiettivo tematico (OT11) per rafforzare la capacità organizzativa delle amministrazioni. Ci sono risorse economiche a disposizione, ma non solo; sono previsti strumenti come il centro di competenza per lo sviluppo della capacitàamministrativa,il fondo di solidarietà e lo scambio di competenze peer to peer, patti di integrità, toolbox per la qualità della PA e il toolkit per l’efficacia degli investimenti pubblici. Si prevedono condizionalità ex-ante anche per la qualità delle amministrazioni e questo potrebbe significare un allontanamento dai cittadini. L’intervento successivo ha visto Dario Tamburrano, altro portavoce M5S in PE, che ha cominciato facendo notare come il PE è il luogo delle contraddizioni ed ha messo in guardia sulla necessità di non lasciarsi intrappolare nella visione del ‘business as usual‘. Ha poi parlato delle tre crisi che stiamo vivendo: quella energetica, quella ambientale e quella economica. Il pensiero globale, in seguito all’eccessiva specializzazione delle conoscenze, ha perso la visione di insieme ed ha imboccato una strada che negli ultimi 50 anni ci ha condotto a questa situazione critica. È necessario progettare nuovi modelli, dato che la società attuale è soggetta a potenziali shock. A tal proposito Horizon 2020 prevede fondi per la resilienza. Conclude l’intervento mostrandoci una compostiera domestica stampata con tecnologia 3D proprio negli uffici del gruppo EFDD e segnalandoci un sito (http://www.indipendenzaenergetica.it)  da cui è possibile scaricare gratuitamente interessanti ebook come il profetico Post carbon cities. questo punto è intervenuto PiernicolaPedicini, che ha espresso le proprie considerazioni in merito alla necessità di rivedere i processi adattandoli alla filosofia dell’economia circolare, cosa  che, ovviamente, non può prescindere dalla riduzione dell’uso di fonti fossili che, per loro natura, non possono che dar luogo a processi lineari con un input (materie prime fossili) e un output (materia plastica o energia, con conseguente produzione di rifiuti ed emissioni inquinanti). Ha sottolineato il fatto che, pue essendo campano,  politicamente viene dalla Basilicata, una piccola regione italiana in cui è molto sentito il tema delle estrazioni petrolifere.Successivamente è toccato a Friederich Boyer, dirigente delle Politiche Europee delle Energy Cities,che ha illustrato il ‘Patto dei sindaci’, un documento che ha lo scopo di coinvolgere le autorità locali nel perseguimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2. Oggi, circa 6000 città in 54 Paesi si sono dichiarate disponibili ad investire in tale direzione. Ha sottolineato la necessità che cambino le società, anche attraverso politiche di rafforzamento della capacity building, ovvero la costruzione della capacità. Ha concluso auspicando una maggior collaborazione tra i vari livelli governativi. È quindi intervenuto Rob Hopkins di Transition Network, un movimento di azione che parte dal basso, che ha descritto le varie attività dell’organizzazione, passando in rassegna alcuni esempi in varie parti del pianeta:

  • Black Isle, Scozia: i cittadini si sono impegnati nella riduzione dell’utilizzo delle auto, aumentando le miglia percorse a piedi o in bici;
  • Londra: alcune comunità povere si impegnano nell’efficientamento energetico, generando ritorni economici, formazione e lavoro per i giovani;
  • Lussemburgo: si è dato vita ad alcune cooperative che si occupano di cibo ed energia;
  • Bristol: si è adottata una valuta locale che genera economia e ricchezza che resta nel territorio (quella delle valute locali è un’idea che si sta diffondendo in vari Paesi);
  • Pasadena: un bar è diventato un centro in cui le persone si incontrano per riparare oggetti;
  • Bruxelles: si è creato un giardino al posto di un blocco di cemento che separava una parte della città dal quartiere a luci rosse. Il giardino è curato dagli abitanti del quartiere.

 

Sono sorte comunità di imprenditori che si sostengono l’un l’altro. Quando in un luogo nasce una buona idea, questa può diffondersi rapidamente ovunque.Transition Network è un progetto molto ambizioso. Si creano luoghi di possibilità. Il lavoro e l’economia sono nelle nostre mani. Le soluzioni non nascono da parte di una persona o da un dipartimento universitario. Si tratta di persone che apprendono nuove competenze. Non sempre servono finanziamenti, anzi spesso possono rivelarsi dannosi. L’ultimo intervento è stato quello di Felipa Pimental, anche lei della rete Transition Network. Descrive l’organizzazione come qualcosa di molto complesso che ha bisogno di coordinarsi e scambiarsi informazioni. Poi pone l’accento sulla difficoltà a poter accedere ai fondi europei da parte delle comunità. Per poter accedere ci sarebbe bisogno di più flessibilità nel processo di assegnazione delle risorse. Si giunge al paradosso che si vuole innovare ma si discriminano proprio i progetti che per loro natura sono troppo innovativi. Chiude l’intervento con una domanda: vogliamo muoverci o no nella stessa direzione? Si è quindi dato spazio agli interventi dal pubblico, alcuni dei quali ponevano quesiti troppo tecnici per poter essere affrontati in quella sede. Chi era interessato ad approfondire alcuni aspetti più specifici (come ad essempio Savino Giannizzari, il nostro portavoce del Comune di Potenza, che ha posto un interrogativo relativamente alla possibilità e modalità per un comune in dissesto di accedere ai fondi UE)  ha comunque avuto la possibilità di prendere i contatti dei collaboratori e questo, alla fine, è l’aspetto più importante. Abbiamo avuto la possibilità di conoscere altri portavoce a vari livelli e scambiarci impressioni. Abbiamo conosciuto le persone che a Bruxelles lavorano con il M5S e che si sono rese disponibili ad aiutarci per le nostre esigenze a livello locale. Abbiamo visitato la città in cui si decidono le sorti di interi popoli e di cui abbiamo tutti un certo timore reverenziale; e il toccarla con mano è stato un po’ come infrangere questo timore e aprire nuovi spazi di democrazia. Spero di essere stato chiaro e di aver riportato i punti più salienti della giornata, che potete vedere per intero (per la parte relativa al convegno) a questo link: http://youtu.be/YBExKp1aA3c.

Gianni Perrino
Portavoce M5S Basilicata

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