INCHIESTA OSPEDALE DON UVA DI POTENZA, PITTELLA SPIEGHI COSA PREVEDE LA CONVENZIONE TRA LA REGIONE BASILICATA E L’ENTE RELIGIOSO. AMMALATI E LAVORATORI A RISCHIO PER LA CATTIVA GESTIONE ALL’INSEGNA DI SPRECHI E “CLIENTES”.

L’inchiesta della magistratura di Trani che ha portato all’arresto di dieci persone per il crac di 500 milioni di euro della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza, l’ente religioso commissariato dal 2012 proprietario di tre strutture sanitarie, tra cui l’ospedale Don Uva di Potenza, coinvolge anche la Basilicata. Gli aspetti da esaminare riguardano prima di tutto i rapporti e i contenuti della convenzione tra la Regione Basilicata e la casa di cura di Potenza e poi i problemi che potrebbero ricadere su pazienti e lavoratori del presidio sanitario lucano.

Un’altra questione, non meno importante, riguarda le eventuali implicazioni giudiziarie e politiche sulle istituzioni lucane: secondo fonti giornalistiche, tra gli indagati a piede libero, risulterebbero anche due religiose lucane, suor Carla, al secolo Angela Maria Sabia di Avigliano  e suor Gianna, al secolo Eleonora  Bochicchio di Atella.

Per quanto ci riguarda, attenendoci alle notizie di stampa, va fatta piena luce sui fatti gravissimi contestati dai magistrati agli indagati e agli arrestati. Dalle carte emerge che la Congregazione Opera Don Uva, era utilizzata “all’ occorrenza per l’assunzione di personale al solo fine di soddisfare interessi personali e/o di esponenti politici o sindacali”; va fatta chiarezza sul reclutamento della figlia del direttore sanitario della sede di Potenza e sui contratti stipulati nel capoluogo lucano tra il 2007 e il 2011. Molto inquietante è l’intercettazione pubblicata dai giornali in cui l’ex direttore amministrativo dell’Ente Dario Rizzi, attualmente in carcere, parlando con il commercialista della struttura, che era alle prese coi ritardi nei pagamenti della Regione Basilicata, diceva: “Io gli ho fatto 80 assunzioni a sti signori (…) Uno per uno. Cioè a nome loro! Non è che gliel’ho fatte di cose mie che non conosco nessuno, che non me ne fregava niente”

Su tutte le questioni, per le quali è stato anche chiesto l’arresto del senatore Ncd pugliese Antonio Azzollini, ci auguriamo che il governatore Marcello Pittella spieghi subito ai cittadini lucani come stanno le cose e quali sono i rapporti tra la Regione Basilicata e la Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza rispetto alla convenzione in atto e ad eventuali altri accordi nel settore sanitario.

C’è da chiedersi, cosa ha fatto la Regione Basilicata mentre si produceva il grave buco economico di 500 milioni di euro, oltre 350 dei quali nei confronti dello Stato, considerato che, secondo i magistrati di Trani, l’approfondita analisi della gestione dell’Ente prima del commissariamento ha individuato le cause del crac nelle seguenti motivazioni:

a) una gestione totalmente svincolata dai criteri di una corretta amministrazione aziendale, in cui per decenni è mancata persino una contabilità ed organi che controllassero la rispondenza ad economicità delle operazioni gestionali;

b) una inesauribile serie di appropriazioni, sperperi, dissipazioni, forniture fuori mercato con contratti a tutto favore dei terzi ed ad tutto danno dell’Ente;

c) assunzioni clientelari in momenti di crisi, allorché contemporaneamente si procedeva a consistenti riduzioni di personale per poter accedere agli ammortizzatori sociali previsti dalle norme vigenti;

d) assunzioni di personale inutile oppure destinato a mansioni del tutto svincolate dalle professionalità richieste. Il caso più clamoroso di sottrazione di patrimonio aziendale è rappresentato dagli oltre 30 milioni di euro e da un immobile destinato a clinica privata a Guidonia nel Lazio fittiziamente intestati ad altri Enti Ecclesiastici paralleli gestiti dalle suore della Congregazione, nel tentativo di sottrarli ai creditori e quindi anche allo Stato.

Il danno nei confronti dei contribuenti italiani è incalcolabile. Infatti, l’Ente ha sempre vissuto esclusivamente sui proventi delle erogazioni pubbliche derivanti dalle convenzioni con il servizio sanitario delle Regioni Puglia e Basilicata (per inciso questo peculiare aspetto costituisce oggetto di altro filone investigativo per una massiccia truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale).

Gianni Perrino e Gianni Leggieri – Gruppo Consiliare M5S Basilicata
Piernicola Pedicini – Portavoce M5S Parlamento Europeo
Savino Giannizzari - M5S Potenza

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