Cementificio o inceneritore?

L’impianto Italcementi di Matera si appresta a diventare un vero e proprio inceneritore. La società ha infatti inoltrato richiesta alle autorità competenti affinché le venga consentito di bruciare CDR e CSS nella quantità pari a 60000 t/anno. Rispondendo alle dieci domande del consigliere comunale Manicone, il suo portavoce afferma candidamente che per le nanoparticelle non esistono ,allo stato attuale, filtri in grado di trattenerne la totalità.

Non solo: si dichiara che non si verifica nessuna generazione di ceneri, che rimangono inglobate nella matrice del clinker. Peccato che nella relazione tecnica di modifica dell’AIA, a pag.37, si legge testualmente: ” “Il ciclo tecnologico di produzione del cemento non produce direttamente rifiuti. I rifiuti prodotti nell’impianto derivano esclusivamente dalle attività di manutenzione e servizio che, dopo idoneo deposito temporaneo, sono avviati a smaltimento o preferibilmente a recupero in funzione della tipologia e della disponibilità territoriale di soggetti autorizzati.

Il quantitativo di rifiuti prodotti complessivamente è piuttosto contenuto. Di questi, i rifiuti pericolosi costituiscono una frazione limitata. Presso la cementeria è stata individuata un’area di deposito temporaneo dei rifiuti, che sono stoccati suddivisi per tipologia in appositi contenitori (box in calcestruzzo, fusti, serbatoi, contenitori metallici, cassoni, ecc.) in funzione del tipo di rifiuto. “” Quindi, nella relazione tecnica si parla di rifiuti prodotti di cui, una piccola frazione (quanta?) è costituita da rifiuti pericolosi. Dove vanno a finire questi rifiuti una volta che i contenitori hanno raggiunto il limite della propria capacità? Perché, se si tratta di rifiuti non pericolosi, li si dovrebbe rendere tali incenerendoli e causando problemi sia a livello di particelle emesse che di ceneri prodotte?

Aumentando la quantità di rifiuti da bruciare (già ora vengono bruciati pneumatici e pet coke) non aumenteranno anche i rifiuti pericolosi prodotti, anche se indirettamente? Inglobando nel clinker sempre più ceneri, non si peggiorano le proprietà di elasticità del cemento? Quando quel cemento comincerà a degradarsi, non rilascerà polveri pericolose per la salute umana? E il principio di precauzione vale o valgono solo gli interessi dei privati che, pur di lucrare, si disinteressano dei potenziali danni che potrebbero arrecare all’ambiente ed alle persone? Ci piacerebbe che Italcementi rispondesse anche a queste domande. Che dite, lo farà?

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