Coast to coast in Basilicata: dalla Total all’Eni

Mentre in tutta Basilicata impazza la corsa per l’attivazione alle poste della carta carburante, Vito De Filippo ha recentemente dichiarato che trivellare la Basilicata è un modo come un altro per aumentare la produzione di energia rinnovabile.
Queste dichiarazioni erano state commentate dalla dottoressa Maria Rita D’Orsogna che abbiamo avuto il piacere di ospitare a gennaio per un convegno a Matera proprio sul tema del petrolio.
Riportiamo qualche passaggio.

Ma… quanta energia usano i lucani? Gli servono davvero altri pozzi e pure altra energia rinnovabile? E da quand’ in qua il rinnovabile si fa per fare piu’ petrolio? Ma non era che il rinnovabile si faceva per usare MENO idrocarburi?

Detta cosi’ pare sola una gran presa in giro. Della serie: trivelliamo di più, ma stai tranquillo che ti mettiamo pure una bella pala eolica per farti stare zitto. Soprattutto aumentano le trivellazione senza che sia mai stato fatto un vero studio comprensivo, completo sull’inquinamento portato alla Basilicata dal’ENI e dalla Total fino ad adesso.

Dicono che in Basilicata c’e’ il progetto “Trend 1″ dell’ENI (61%) – Shell (39%) in Val D’Agri, con perno a Cerro Falcone, Monte Enoc e Monte Alpi. Poi c’e’ quello “Tempa Rossa” della Total a Gorgoglione. E poi dicono che tutti questi buchi hanno portato al lavoro che incide sui “fondamentali”, cioe’ che c’e’ gente assunta dall’Unione Europea per infrastrutture, saperi e occupazione. E che sperano all’apertura di piccole imprese.

Che belle parole! Sara’. Io non ho visto niente di tutto cio’ in Basilicata: ho solo visto il centro di sviluppo imprese lucano, in Val D’Agri, abbandondato, con le ragnatele sul citofono e arrugginito. Ho visto solo bar chiusi per la puzza di idrogeno solforato, ho visto solo contadini arrabbiati che non potevano piu’ fare quello che facevano prima. Ho visto giovani con la voglia di partire e di non tornare piu’.

Ma poi, se non si e’ sviluppato niente da quando il petrolio e’ arrivato, nel 1993, fino ad oggi – e sono quasi 20 anni! – come fa Vito De Filippo a pensare che adesso magicamente il petrolio portera’ alla Basilicata effetti paradisiaci, gioia ed euforia? Forse portera’ benessere ai petrolieri che vivono nelle loro belle case di Milano, di Londra, di Parigi. Non certo alla gente normale…

Dicono che grazie a questo magnifico memorandum, Regione e Confindustria hanno avviato il “contratto di rete” del petrolio!

Eh, e che significa? Cos’e’ un contratto di rete? Da come la leggo io, puo’ significare una sola cosa: INCIUCI. De Filippo dimentica che il “contratto di rete” una regione deve farla con i SUOI CITTADINI e non con una lobby. Dimentica che sudetta lobby petrolifera ha fatto solo danni in Basilicata nonostante la sua propaganda di stampo sovietico.

E le carpe morte, il petrolio nel miele, la puzza di idrogeno solforato, la gente giovane che misteriosamente si ammala di tumori e di leucemie, la monnezza nei campi come sono state “attenuate” queste?

Ci sentiamo di condividere al 101% le parole della D’Orsogna e ci meravigliamo di come ancora certe balle così clamorose vengano propinate ai lucani. Pensano che siamo degli stupidi? Pensano che ci piace essere tra le regioni dove l’aumento dei tumori è superiore al resto d’Italia?

E inoltre, non si fa altro che parlare con orgoglio della presenza di Rocco Papaleo sul palco di Sanremo, che avrebbe dato lustro e popolarità alla nostra regione. Ebbene il famosissimo film “Basilicata coast to coast” è stato sovvenzionato tra le altre ditte, dalla Total e, in più, uno dei maggiori sponsor del festival canoro è stata proprio l’ENI.
Come auspica la dottoressa D’Orsogna, sarebbe bello che Papaleo denunciasse i crimini di queste società petrolifere che percuotono e danneggiano la regione che Rocco ama sicuramente quanto noi.
Quanto sarebbe bello vedere un personaggio pubblico schierarsi contro le multinazionali, contro il sistema che le sovvenziona e farsi finalmente Ambasciatore (con la lettera maiuscola) della Lucania!

Inseriamo il servizio di commento di TRM sulla lettera aperta indirizzata a Rocco Papaleo

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