Riflessioni di un sabato di lotta: qui Tricarico

 
Sabato mattina a Tricarico abbiamo provato orgoglio di essere parte del MoVimento 5 Stelle.  Molti di noi, non più giovani, non solo erano stanchi di vedere le stesse facce o di essere schiacciati da parole ragionevolmente false, ma anche di trovarsi nelle assemblee, nei convegni o nelle sedi di partito ascoltando discorsi che avevano un valore solo autoreferenziale. Mancava da tempo, in piazza, la gente comune: quella che incontriamo al supermercato, o alla panchina o bestemmiando all’incrocio che non è maiverde;  sabato a Tricarico abbiamo manifestato per il MoVimento 5 Stelle Basilicata assieme a queste persone.

Condividiamo le parole del buon Beppe quando chiede al MoVimento di condividere solamente i percorsi politici dei Comitati che si ispirano a quelli che sono i principi del nostro programma, come sono per esempio i Comitati contro l’inquinamento e la devastazione ambientale o i Comitati per l’acqua pubblica.
Oggi, in Basilicata e ancor più a Matera, percorsi condivisi con altre realtà, imprenditoriali o associative legate in modo ambiguo al sistema di potere dei partiti, risultano difficili se non fallimentari.
Arriviamo a fare queste riflessioni perché già precedenti esperienze negative avevano segnato la nostra collaborazione con associazioni e organismi locali. Crediamo che sia giunto oggi il momento di pronunciarci in merito per aver vissuto, nell’arco di poche ore, due esperienze politiche così diverse.

La nostra breve partecipazione all’incontro delle Monacelle di sabato pomeriggio, gestito da Michele Morelli e Emmanuele Curti, ci ha riportato a riflettere su ciò che vorremo cambiare.
Da giugno scorso, in alcuni incontri con altre associazioni, avevamo condiviso un percorso che avrebbe dovuto essere aperto e partecipato e avrebbe dovuto stimolare i cittadini materani a condividere delle ipotesi di progetto da suggerire all’amministrazione comunale perché li inserisse tra i progetti finanziabili con i fondi del PISUS (Piano Integrato di Sviluppo Urbano Sostenibile). Nell’arco di pochi giorni le premesse che avevamo condiviso per i progetti PISUS hanno lasciato il campo alle “Visioni Urbane” di pochi, ossia i promotori dell’incontro alle Monacelle di sabato pomeriggio: le associazioni Mutamenti a Mezzogiorno (ossia Michele Morelli, che tanto per esser chiaro si inventa un’associazione con le stesse iniziali del suo nome e cognome), associazione per la Sinistra di Matera, Città Plurale, Diritti di Cittadinanza, Legambiente (con il patron Pio Acito, buono in questa e altre occasioni per un’onesta opposizione di facciata), ArteZeta e la Fondazione South Heritage.
Altre erano le associazioni invitate che non hanno partecipato, al contrario di parte della Giunta Comunale e dello stesso Sindaco Adduce, che è anche brevemente intervenuto. Assenti giustificati i cittadini, ovvero chi poi dovrebbe usufruire del prodotto di quei progetti: giustificati a posteriori dallo squallore e dall’autoreferenzialità delle proposte presentate, proposte intellettuali e “imprenditoriali” lontane anni luce dalla sensibilità di noi cittadini comuni.
Non raccontiamo frottole, non inventiamo nulla e ci chiediamo come la Visione della Città esposta da questi signori che si parlano addosso possa mai interessare veramente noi comuni cittadini.

Riportiamo qui qualche stralcio delle loro Visioni, così che ognuno possa farsene un’idea.
“In questo contesto la proposta di creazione di nuove infrastrutture culturali per una città realmente produttrice di cultura che lavori sulla qualità e la formazione di una “domanda evoluta” della cultura, è una precondizione necessaria all’insorgenza di un processo di sviluppo locale culture-driven che nessun intervento parziale, “grande mostra”, concerto o evento è riuscito fino ad oggi a sortire”.

Un’altra Visione, ma ce ne sono altre, è emblematica dell’idea di partecipazione che hanno questi signori, e della semplicità con cui si vogliono rivolgere alla città.
“In questa prospettiva, un progetto strategico per la cultura che vede nella creazione di nuove infrastrutture culturali un ruolo paragonabile a quello delle tecnopolis, permetterebbe di dare alla città quel quid aggiuntivo d’innovazione, identità simbolica e orientamento comunitario che può portare alla nascita di una reale forma di “città della cultura” in previsione anche del programma Verso Matera 2019”.

Questi visionari propongono la realizzazione di alcuni interventi, conseguenti alla loro idea di città. Individuano, per esempio, tra i contenitori proposti entro cui sviluppare i progetti creativi, l’ex mulino Alvino all’ingresso della città e del quartiere di Piccianello.
Volendo accettare questo sito industriale come riferimento per un suo recupero, le domande che ci poniamo e che abbiamo provato a porre nei mesi scorsi a livello di discussione sono:
• L’area ex Barilla è stata oggetto di grandi contributi pubblici: fondi Legge 219/81 e fondi europei, fino ad arrivare alla delibera commissariale del 15 aprile che potrebbe farne oggetto di ulteriore speculazione. Questa area non potrebbe essere acquisita dal patrimonio comunale come bene di interesse pubblico? Perché la scelta del mulino Alvino?
• Rimanendo nel tracciato del metodo usato per individuare i siti da recuperare dal “Gruppo delle Monacelle”, e quindi pensando all’ex mulino Alvino, non sarebbe stato opportuno coinvolgere almeno i residenti del quartiere di Piccianello?
• I PISUS, per Matera, chiedono progetti per ottimizzare l’attrattiva turistica – culturale, ma è anche vero che chiedono progetti di promozione di inclusione sociale. Non poteva essere questa l’occasione per resuscitare il discorso Comitati di Quartiere?

La risposta a queste domande ci avrebbe probabilmente avvicinato al Gruppo delle Monacelle; il metodo con cui questi signori hanno gestito la partecipazione e condivisione dal basso ci allontana di fatto dal Gruppo dei Visionari.
Percorsi di partecipazione autoreferenziali, intellettuali ed elitari come questo danno anche una risposta al motivo per cui a Matera molte opere pubbliche sono oggetto di atti vandalici, al perché noi cittadini comuni non le riconosciamo come nostro patrimonio. Così, errore dopo errore, si rincorre la ricerca della “sicurezza”, ultimo esempio la blindatura del Parco dei quattro Evangelisti, che lo stesso Sindaco ammette non essere la soluzione.

Senza voler cercare risposte demagogiche e inconsistenti, crediamo che la partecipazione attiva della cittadinanza tutta o almeno di quella dei quartieri interessati farebbe crescere l’intera comunità materana verso l’aspirazione-obiettivo di capitale europea della cultura 2019.
Crediamo che l’inclusione dei cittadini nei percorsi decisionali della città sia un punto da inserire all’interno di qualsiasi ordine del giorno e punto su cui il MoVimento 5 Stelle non ritiene di dover cercare mediazioni.

Probabilmente Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Ma Noi neppure.

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